Memoria 11 – 2012

Biodiversità della Val Piora

Risultati e prospettive delle “Giornate della biodiversità” (23-25 luglio 2010)
A cura di Filippo Rampazzi, Mauro Tonolla e Raffaele Peduzzi

Memoria Nro 11

Sommario

Piora, dalla ricerca specialistica alla divulgazione al pubblico di Filippo Rampazzi, Mauro Tonolla e Raffaele Peduzzi

PARTE 1 – La ricerca scientifica in Val Piora

  • Storia della ricerca biologica e limnologica di Raffaele Peduzzi e Filippo Bianconi
  • Storia della ricerca geologica e mineralogica di Filippo Bianconi e Raffaele Peduzzi
  • La “48 ore della biodiversità” di Filippo Rampazzi

PARTE 2 – Caratteristiche della zona di studio

  • Clima, idrologia e idrografia di Sandro Peduzzi e Filippo Rampazzi
  • Geologia di Marco Antognini
  • Principali tipologie ambientali di Filippo Rampazzi

PARTE 3 – Gruppi tassonomici investigati

  • Batteri di Damiana F. Ravasi, Raffaele Peduzzi e Mauro Tonolla
  • Fitoplancton e zooplancton di Nicoletta Riccardi, Martina Austoni, Lyudmila Kamburska e Giuseppe Morabito
  • Muschi ed epatiche Alberto E. Conelli, Norbert Schnyder e Lara Lucini
  • Piante vascolari di Nicola Schoenenberger, Christian Benetollo, Barbara Brändli, Geo Galbusera, Emiliano Nucera, Bernhard Schmid e Paolo Selldorf
  • Vegetazione dei pascoli di Emiliano Nucera, Michele Lonati, Giovanni Pavia e Geo Galbusera
  • Funghi Basidiomiceti di Neria Römer e Elia Martini
  • Funghi Ascomiceti di Cristina Spinelli e Jakob Schneller
  • Licheni di Alberto Spinelli e Mathias Vust
  • Molluschi di Mirko Zanini e Alberto Conelli
  • Araneidi di Marco Moretti e Riccardo Pierallini
  • Macroinvertebrati acquatici di Angela Boggero, Beatrice Jann e Silvia Zaupa
  • Odonati di Filippo Rampazzi
  • Ortotteri di Cecilia Antognoli
  • Eterotteri di Isabella Giacalone Forini e Paride Dioli
  • Omotteri Auchenorrinchi di Valeria Trivellone
  • Coleotteri Carabidi e Cicindelidi di Riccardo Pierallini e Marco Moretti
  • Coleotteri Buprestidi, Cerambicidi di Cinzia Pradella e Marco Pradella e Cetonidi
  • Coleotteri Curculionoidei di Christoph Germann
  • Imenotteri Sinfiti di Bruno Peter
  • Imenotteri Apoidei e Vespodei di Michele Abderhalden e Rainer Neumeyer
  • Imenotteri Formicidi di Anya Rossi-Pedruzzi, Isabella Forini Giacalone e Christian Bernasconi
  • Imenotteri parassitoidi di Corrado Cara
  • Lepidotteri diurni di Paolo Palmi, Michele Abderhalden e Mirko Zanini
  • Ditteri Dolicopodidi di Lucia Pollini Paltrinieri
  • Pesci di Bruno Polli
  • Rettili e Anfibi di Filippo Rampazzi
  • Uccelli di Filippo Rampazzi e Giorgio Nidola
  • Mammiferi di Tiziano Maddalena, Marzia Mattei-Roesli, Salima Zaim e Damiano Torriani

APPENDICI

  • Sintesi dei risultati di Filippo Rampazzi
  • Gruppi tassonomici

Piora, dalla ricerca specialistica alla divulgazione al pubblico

Le “Giornate della biodiversità”

Filippo Rampazzi, Mauro Tonolla e Raffaele Peduzzi

Il Lago Ritóm (30 agosto 1817). In primo piano la cappella dedicata a San Carlo, sovrastante l’alpe di Campo e il delta della Murinascia. Disegno di Hans Conrad Escher von der Linth (fonte e ©: fondazione Linth-Escher, originale presso la Biblioteca centrale di Zurigo, ZEI 1.1817.0830)

Il Lago Ritóm (30 agosto 1817). In primo piano la cappella dedicata a San Carlo, sovrastante l’alpe di Campo e il delta della Murinascia. Disegno  di Hans Conrad Escher von der Linth (fonte e ©: fondazione Linth-Escher, originale presso la Biblioteca centrale di Zurigo, ZEI 1.1817.0830)

I contributi degli oltre cinquanta autori di questa Memoria ben evidenziano, già solo per il loro numero, il successo riscosso dalle “Giornate della biodiversità” in Val Piora, organizzate nel 2010 dal Museo cantonale di storia naturale (MCSN) in collaborazione con la Fondazione del Centro di biologia alpina (CBA) e la Società ticinese di scienze naturali (STSN) in occasione dell’”Anno internazionale della biodiversità”. La manifestazione, nata inizialmente come “48 ore della biodiversità” (23-25 luglio), è infatti andata ben al di là delle iniziali due giornate previste, prolungandosi sull’arco dell’intero anno con indagini mirate da parte dei vari ricercatori (v. La “48 ore della biodiversità” in Val Piora (23-25 luglio 2012) a cura di RAMPAZZI, in quest’opera). In molti paesi e regioni la biodiversità è stata celebrata nel 2010 soprattutto con conferenze, esposizioni e visite; il nostro apporto ha invece voluto essere più concreto attraverso un’azione di ricerca collettiva in un’area alpina del Cantone Ticino. In Europa le zone incontaminate si trovano infatti soprattutto in montagna e la Svizzera, situata nel cuore delle Alpi, ha una particolare responsabilità nello studio e nella conservazione dei diversi ambienti della Catena alpina. La scelta è dunque caduta sulla Val Piora, non solo per l’indiscusso valore naturalistico della regione, ma anche per le indispensabili strutture ricettive e di laboratorio presenti sul posto. Il fatto di potere disporre di un centro di accoglimento a 2000 metri d’altitudine, con laboratori attrezzati in grado di permettere le prime analisi del materiale raccolto, ha infatti rappresentato una condizione indispensabile per lo svolgimento della manifestazione e una garanzia di prosecuzione delle indagini future.

Piora, una culla della ricerca scientifica

La regione di Piora è stata frequentata dai naturalisti fin dal 18° secolo: oltre 400 sono infatti le pubblicazioni che dal 1700 illustrano la regione nei diversi campi delle scienze naturali (v. L’apporto di Piora alla storia delle scienze a cura di PEDUZZI e BIANCONI, in quest’opera). Grazie a questa importante messe di informazioni è così possibile confrontare l’informazione scientifica odierna con i dati pregressi, permettendoci di valutare l’evoluzione del quadro naturale e di dare una dimensione temporale a molti processi. I rilievi più recenti sulla flora possono per esempio essere comparati con i dati raccolti da Luiset nel 1888 nelle sue Herborisation au Val Piora. Un récit d’herborisation dans les Alpes de Piora, oppure da Koch nel 1928 nell’opera Die höhere Vegetation der subalpinen Seen und Moorgebiete des Val Piora, da Furrer nel 1953 nel suo Botanische Skizze vom Pizzo Corombe (Columbe), einem Dolomitberg im Nordtessin o ancora da Hainard nel 1986 nella Excursion botanique au Val Piora. Fu soprattutto la costruzione della diga del Lago Ritóm, durante la prima guerra mondiale, a dare inizio ai primi studi di carattere limnologico nella regione di Piora, promossi dall’allora Società elvetica delle scienze naturali. Le indagini, che per prime misero in evidenza la presenza di acqua solforosa nei laghi Ritóm e Cadagno, si protrassero per più di un trentennio e rappresentano probabilmente la prima valutazione d’impatto ambientale per un progetto di sfruttamento idroelettrico sull’Arco alpino. Ci si accorse già durante questi studi che il Lago Ritóm e il Lago Cadagno presentavano una stratificazione permanente delle acque con la presenza di acqua solforosa anossica confinata negli strati profondi. Questa stratificazione, chiamata tecnicamente “meromissi crenogenica”, sparì dal Lago Ritóm dopo i lavori di costruzione della diga e delle adduzioni di acqua. Sull’Arco alpino il Lago Cadagno rimane l’unico lago conosciuto che oggi presenta ancora questo fenomeno, dopo la perdita della meromissi dal Lac de la Girotte in Savoia in seguito alla costruzione di una diga per lo sfruttamento idroelettrico nel 1952.

La “meromissi crenogenica” del Lago Cadagno

L’interesse scientifico del Lago Cadagno deriva dal complesso funzionamento dell’ecosistema lacustre prodotto dalla stratificazione delle acque e dalle sue particolari comunità batteriche (v. La diversità microbica del Lago Cadagno e degli endoliti della Val Piora a cura di RAVASI, TONOLLA e PEDUZZI, in quest’opera). Posizionato fra due strati d’acqua di diversa salinità e densità, si trova infatti una sorta di filtro biologico, formato da particolari batteri, che impedisce ai composti tossici degli strati profondi di risalire negli strati superiori, dove ucciderebbero gli organismi aerobi come i pesci. Negli strati profondi anossici del lago si ritrovano invece le condizioni di vita dell’era precambriana (da 4.5 miliardi a ca. 545 milioni di anni fa) quando, fino a 3,8 miliardi di anni fa (eone Archeano), l’ossigeno era assente e l’unica forma di vita sulla Terra era rappresentata dai procarioti anaerobi (batteri e archebatteri). Il Lago Cadagno rappresenta quindi un modello ideale per lo studio dell’ecologia microbica e dell’evoluzione della vita sulla Terra. In quest’ottica le “Giornate della biodiversità” del 2010 sono state l’occasione per sottolineare il ruolo degli organismi microscopici, e in particolare dei batteri, nel funzionamento degli ecosistemi.
I procarioti sono oggi stimati a più di un milione di specie (di cui però meno dello 0.5% è conosciuto): sebbene la ricchezza di
forme sia visibile solo attraverso un microscopio o l’impiego di particolari tecniche molecolari, la loro biomassa è infatti equivalente a quella di tutte le piante presenti sulla Terra!

Il Centro di biologia alpina

Fu proprio la biologia microbica, relativa alla“meromissi crenogenica” del Lago Cadagno, ad accendere all’inizio degli anni ‘80 l’interesse scientifico di numerosi atenei per la regione di Piora. Nel 1994 fu così istituita la Fondazione del Centro di biologia alpina (CBA), con lo scopo di incentivare la ricerca e l’insegnamento di livello universitario. Oggi ne fanno parte l’Università di Ginevra, l’Università di Zurigo e il Cantone Ticino, con il sostegno della Confederazione svizzera e della Corporazione dei Boggesi di Piora, che diedero il loro contributo fin dalla sua costituzione. Grazie al Centro di biologia alpina (CBA) è oggi possibile svolgere una regolare e continua attività di terreno in quota ed effettuare direttamente sul posto lo studio del materiale raccolto, come avvenuto anche in occasione della “48 ore della biodiversità”. Le Università di Zurigo e Ginevra frequentano la zona con corsi regolari annuali dall’inizio degli anni ’80, mentre altri atenei svizzeri ed esteri si sono aggiunti in un secondo tempo. In questa “Université alpine d’été” durante i mesi di luglio, agosto e settembre si registrano in media 2’500 giornate-lavoro effettuate in quota. A titolo di esempio possiamo menzionare che nel periodo 2010-2012, oltre agli atenei di Ginevra e Zurigo, hanno svolto corsi in Piora anche il Politecnico federale di Zurigo e le università di Neuchâtel, Losanna, Berna, Basilea, Torino, Mainz, Tübingen, Brema, Dublino, Odensee (Danimarca) e Georgia (USA).
Il Centro di biologia alpina ha altresì permesso di sviluppare un’attività di ricerca ancorata al territorio con indotti evidenti, evitando così una sorta di “tocca e fuggi”. Infatti, senza i laboratori la frequentazione della regione per scopi scientifici si ridurrebbe alla raccolta di materiale biologico o geologico da analizzare altrove. Analogamente senza un Centro di biologia alpina, motore e catalizzatore di iniziative, non sarebbe possibile sviluppare ulteriormente le potenzialità della regione con offerte didattiche rivolte a un pubblico più vasto. Ne sono esempi il sentiero didattico che costeggia il Lago Ritóm (inaugurato nel 2009) e l’escursione idrologica “La forza idrica Val Piora – Piotta” edito dall’Atlante idrologico svizzero (nel 2011): due realizzazioni concrete che permettono di trasmettere anche al vasto pubblico le conoscenze elaborate durante la frequenza universitaria.

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