Memoria 10 – 2009

Le Alpi Bleniesi:  storia glaciale e periglaciale e patrimonio geomorfologico

A cura di Cristian Scapozza e Georgia Fontana

Memoria 10

Sommario

Prefazione

Introduzione

Parte 1 – Le Alpi Bleniesi

1.1    Caratteristiche geografiche

1.1.1    Il mito del Mons Aduelas

1.1.2    Situazione geografica

1.2    Le condizioni strutturali

1.2.1    Introduzione

1.2.2    Unità tettoniche e petrografia

                        Il sud-elvetico

                        Il Pennidico inferiore

1.2.3    Le Alpi Bleniesi nel contesto dell’orogenesi alpina

1.2.4    Geologia del Quaternario

1.3    Le condizioni climatiche

1.3.1    Caratteristiche generali

1.3.2    Precipitazioni e temperature in altitudine

 

Parte 2 – La storia glaciale e periglaciale

2.1    Aspetti teorici e metodi di studio

2.1.1 Metodi di studio generali della geomorfologia

               Cartografia e osservazione geomorfologica

               Analisi sedimentologica di sezioni e depositi sciolti

2.1.2 Metodi di ricostruzione degli stadi glaciali

               Nomenclatura degli stadi

               Determinazione della LEG

               Calcolo della LEG secondo il metodo 2:1

2.1.3 L’ambiente periglaciale alpino

               Permafrost e rock glaciers

               Significato paleoclimatico dei rock glaciers

2.2    La storia glaciale e periglaciale

2.2.1 Storia delle ricerche sul Quaternario recente in Ticino

2.2.2 L’Ultimo Massimo Glaciale (UMG)

               Quadro cronologico e stratigrafico

               La regione della Greina: un flusso glaciale complesso

2.2.3 Il Tardiglaciale: generalità e definizione dello stadio di Biasca

               Morfostratigrafia e cronologia degli stadi

               Lo stadio di Biasca

2.2.4 Gli stadi glaciali nel massiccio della Cima di Gana Bianca

               Inquadramento geografico

               I depositi glaciali

               I rock glaciers

               Ricostruzione delle posizioni glaciali

               Le sequenze morfostratigrafiche

2.2.5 Gli stadi glaciali nella regione della Greina

               Quadro generale

               I depositi glaciali

               Ricostruzione delle posizioni glaciali

               Le sequenze morfostratigrafiche

2.2.6 Paleogeografia delle Alpi Bleniesi durante il Tardiglaciale

               Correlazione degli stadi glaciali

               Significato paleoclimatico dei rock glaciers

               Paleotemperature nelle Alpi Bleniesi durante la fine del Tardiglaciale

2.2.7 L’Olocene: generalità e ritiro glaciale dalla Piccola Era Glaciale

               Evoluzione climatica del Sud delle Alpi

               Lo stadio 1850 e le fluttuazioni recenti dei ghiacciai

2.3    La ripartizione del permafrost

2.3.1 Introduzione e metodologia

2.3.2 Catasto dei rock glaciers delle Alpi Bleniesi

               Generalità

               Rock glaciers attivi/inattivi

               Rock glaciers relitti

2.3.3 Rock glaciers e ripartizione del permafrost discontinuo

               Limite inferiore del permafrost discontinuo

               Il modello empirico regionale PERMABLENIO

               Confronto con altre regioni delle Alpi Svizzere

               Confronto con le Alpi Centrali Italiane

2.3.4    Sintesi

2.4    Conclusioni: evoluzione della criosfera delle Alpi Bleniesi

2.4.1 Evoluzione negli ultimi 15’000 anni

2.4.2 Evoluzione futura

Parte 3 – Il patrimonio geomorfologico

3.1    Aspetti teorici e metodi di studio

3.1.1Introduzione

3.1.2 Concetti di base

               Patrimonio geomorfologico

               Paesaggio geomorfologico

               Geomorfosito

3.1.3 Metodi di studio

3.1.4 Misure di gestione in Svizzera e in Ticino

               Protezione

               Valorizzazione

3.2    Il patrimonio geomorfologico della Valle di Blenio

3.2.1    Introduzione

3.2.2    Geomorfositi

3.2.3    Misure di gestione

3.3    Il patrimonio geomorfologico della regione della Greina

3.3.1Introduzione

3.3.2 Caratteristiche geografiche

3.3.3 Geomorfologia

               Forme strutturali

               Forme fluviali

               Forme gravitative

               Forme carsiche

               Forme glaciali

               Forme periglaciali

               Forme organiche

               Forme lacustri

               Forme antropiche

3.3.4 Morfogenesi

3.3.5 Paesaggio geomorfologico

               Valore scientifico

               Valore estetico

               Valore ecologico

               Valore culturale

3.3.6 Geomorfositi

3.3.7 Misure di gestione

3.4.   Conclusioni

Bibliografia


Introduzione

di Emmanuel Reynard

Spesso confusa con la geologia, la geomorfologia è una disciplina scientifica poco conosciuta benché i suoi risultati e metodi siano di primordiale interesse in vari campi della ricerca attuale, quali per esempio i cambiamenti climatici o lo studio della biodiversità. “Scienza delle forme del rilievo”, la geomorfologia studia come le forme del rilievo, che molto spesso formano lo scheletro dei paesaggi, sono nate e si sono trasformate nel corso del tempo. Il compito principale del geomorfologo è di capire quali sono i processi responsabili della formazione e dell’evoluzione delle forme del rilievo che sono osservate nell’ambiente, ciò che gli specialisti chiamano la morfogenesi. Detto in altre parole, il geomorfologo si occupa principalmente dello studio dei meccanismi di erosione, vale a dire dell’evoluzione dei rilievi.

La prima tappa di qualsiasi analisi geomorfologica sarà dunque di descrivere queste forme usando un vocabolario adeguato. L’analisi dell’origine delle forme prende generalmente in considerazione tre gruppi di fattori principali: endogeni, esogeni e antropici.

I fattori endogeni concernono la cosiddetta struttura geologica, che comprende tanto le componenti litologiche (tipo di roccia) quanto le deformazioni tettoniche che hanno modificato le rocce (metamorfismo, creazione di pieghe, di faglie, ecc.). A causa delle variazioni litologiche e tettoniche, le rocce non reagiscono tutte allo stesso modo ai processi di erosione. I calcari sono molto sensibili ai meccanismi di dissoluzione contrariamente alle rocce silicee. Gli scisti, impermeabili, sono sensibili all’erosione regressiva idrica, contrariamente alle areniti, rocce porose che favoriscono l’infiltrazione delle acque. La presenza di una faglia o di una piega provoca la formazione di fratture nella roccia, che sarà più sensibile all’erosione delle zone non deformate, ecc. Tutti questi fattori creano una variazione della sensibilità all’erosione che viene definita erosione differenziale, vale a dire un’erosione la cui intensità sarà differente secondo le condizioni strutturali. Tuttavia, l’erosione non dipende solo dalle caratteristiche geologiche, ma anche, e forse soprattutto, da fattori detti esogeni: la gravità e il clima. La prima implica che tutti i corpi sono attratti verso valle, il che favorisce i trasferimenti sedimentari dall’alto verso il basso. Il secondo provoca variazioni dell’erosione secondo le condizioni climatiche. L’effetto erosivo di un fiume mediterraneo, caratterizzato da ampie e brusche variazioni della portata, sarà molto differente dell’erosione dei fiumi situati in regioni dal clima oceanico. In uno stesso luogo, il ruolo dei diversi processi attivi nella morfogenesi varia nel corso del tempo secondo le variazioni climatiche, ecc. Infine, anche l’Uomo gioca un certo ruolo nella morfogenesi, sia direttamente sia in modo indiretto. L’Uomo può modificare certe forme del rilievo (terrazzamenti, creazione di cave, distruzione di forme, creazione di nuove forme, per esempio per stoccare dei detriti di cantiere, ecc.).

La combinazione di questi tre gruppi di fattori permette di capire i meccanismi che sono alla base della formazione e dell’evoluzione del rilievo. La semplice osservazione è tuttavia spesso insufficiente per capire l’intensità e i ritmi dei processi di erosione. Una tale comprensione necessita il ricorso a vari metodi e misure (geofisica, misure climatiche, idrologiche, ecc.) raggruppati sotto il nome di geomorfologia dinamica. Questo approccio permette non solo di descrivere le forme e i processi, ma anche di quantificare i cambiamenti.

Le forme del rilievo, che caratterizzano la superficie terrestre, vengono messe molto spesso in relazione con le attività umane. Le relazioni reciproche concernono tanto l’impatto delle attività umane sulla geomorfologia (modificazioni antropiche del rilievo) quanto il ruolo del contesto geomorfologico sullo sviluppo umano. In questo senso, si può considerare che la geomorfologia sia tanto una delle discipline delle scienze della Terra (in quanto cerca di ricostruire une parte della storia della Terra), quanto una disciplina geografica (in quanto studia gli effetti spaziali dei processi naturali sulle società umane e viceversa). Queste interrelazioni implicano di tener conto dei fenomeni di percezione del rilievo e dei processi geomorfologici da parte delle persone e delle società umane. In questo senso, le forme del rilievo non sono solo puri oggetti naturali, ma anche elementi importanti del paesaggio e del patrimonio naturale.

Sappiamo che nel concetto di paesaggio intervengono tanto una componente obiettiva, formata dalla complessa organizzazione di elementi abiotici (minerali), biotici ed antropici, quanto una componente soggettiva, dipendente da diversi fattori umani, sia individuali, sia sociali. Il rilievo può dunque essere considerato come la parte morfologica del paesaggio, ciò che abbiamo definito come il “paesaggio geomorfologico. Tutto il nuovo campo di ricerca sui geomorfositi cioè le forme del rilievo che hanno un certo valore – scientifico, ecologico, culturale, estetico, economico – per le società umane, è basato su questa doppia caratteristica – obiettiva e soggettiva – delle forme del rilievo.

La geomorfologia è stata storicamente un campo di ricerca privilegiato dell’Istituto di Geografia all’Università di Losanna. Gli studi si sono concentrati fino alla fine degli anni ’80 soprattutto sulla ricostituzione della paleogeografia glaciale delle valli alpine e sono stati progressivamente sostituiti da lavori riguardanti l’ambiente periglaciale, quali la modellazione della ripartizione del permafrost, lo studio del regime termico dei terreni caratterizzati dalla presenza di permafrost – in particolare le falde detritiche –, lo studio della dinamica di questi terreni e il monitoraggio del permafrost su scala svizzera, basato su una rete di perforazioni e di siti di studio di cui l’Istituto di Geografia (IGUL) assicura parzialmente il seguito. Nel 2005, i ricercatori attivi nel campo della geografia fisica dell’Università di Losanna si sono organizzati in un “Gruppo di ricerca in geografia alpina” e, nel 2006, le ricerche sono state riunite in due settori principali: la geomorfologia dinamica di montagna e gli studi sul paesaggio e la geoconservazione. In questo senso, il nostro gruppo di ricerca rimane attivo in entrambi gli approcci principali della geomorfologia: l’approccio legato alle forme (approccio paesaggistico) e lo studio e la quantificazione dei processi (geomorfologia dinamica). Da un punto di vista metodologico vengono privilegiati i lavori di terreno e i metodi che gli sono associati (cartografia, metodi geofisici, inventari).

Questo libro vuole essere un volume sulla geomorfologia regionale della Valle di Blenio. È perfettamente rappresentativo delle vie di ricerca sviluppate attualmente all’Istituto di Geografia dell’Università di Losanna. La ricerca di base è stata effettuata nell’ambito di due lavori di master e ampliata da rilevamenti specifici per la preparazione di questo libro.

Dopo una parte introduttiva, che presenta i principali elementi contestuali (clima, geologia, ecc.) che permettono di capire i principali fattori che influenzano la morfogenesi regionale, il libro è poi diviso in due parti principali: una ricostruzione della morfogenesi regionale, che mette l’accento sul ruolo dei processi legati alla criosfera (ghiacciai, permafrost) e sulle ricostituzioni paleogeografiche, e un’analisi esaustiva del patrimonio geomorfologico della Valle di Blenio.

L’ambizione degli autori era di colmare una lacuna di conoscenza sulla geomorfologia della Valle di Blenio, una regione nella quale la conoscenza della geomorfologia regionale è importante tanto per gli studi climatici – il Sud delle Alpi ha un clima molto differente dalle altre regioni svizzere, ciò che ha delle conseguenze importanti sulla morfogenesi – quanto per gli studi sul patrimonio, la protezione della natura e il paesaggio. Speriamo che questo contributo permetta di capire meglio i processi passati e naturali per meglio anticipare i cambiamenti futuri e lo sviluppo di questa bella valle alpina.

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