Bollettino 98

Volume 98, 2010

 

Parte II: Comunicazioni scientifiche

Cristian Scapozza e Stefano Mari – Catasto, caratteristiche e dinamica dei rock glacier delle Alpi Ticinesi.

Marzia Mattei-Roesli – Situazione del genere Plecotus (Chiroptera) nel Cantone Ticino (Svizzera).

Cinzia Pradella, Martin K. Obrist, Peter Duelli, Marco Conedera, Marco Moretti – Coleotteri del legno morto nei castagneti della Svizzera sudalpina (Cerambycidae, Buprestidae, Lucanidae, Cetoniidae) – Sintesi dei risultati di tre studi condotti tra il 1997 e il 2004 e consigli per la gestione.

Zanini Mirko, Maddalena Tiziano & Torriani Damiano - La situazione della Nutria Myocastor coypus (Molina, 1782) nel Cantone Ticino (Svizzera).

Marco Nembrini, Mirko Zanini – Monitoraggio e studio di radiotelemetria in una popolazione di Testuggine palustre europea Emys orbicularis (Linnaeus, 1758) del Cantone Ticino (Svizzera).

Raoul Manenti & Barbara Bianchi – Note ecologiche sulle gallerie drenanti e su altre sorgenti artificiali con sviluppo ipogeo dell’Insubria italiana.

Simona Casati, Lisa Conza, Valeria Gaia – Malattia del Legionario o malattia del giardiniere?


Catasto, caratteristiche e dinamica dei rock glacier delle Alpi Ticinesi

Cristian Scapozza1 e Stefano Mari2

  1. Istituto di geografia, Università di Losanna (IGUL), Dorigny – Anthropole, 1015 Losanna, Svizzera.
  2. Dipartimento di geoscienze, Università di Friborgo, Chemin du Musée 4, 1700 Friborgo, Svizzera.

Riassunto: Nelle Alpi Ticinesi, l’analisi dei documenti cartografici e fotografici e il lavoro di terreno hanno permesso di censire 203 rock glacier, di cui 56 sono stati considerati attivi, 35 inattivi e 112 relitti. A scala regionale, i rock glacier sono ripartiti assai uniformemente tra le Alpi Ticinesi occidentali e orientali. Una differenza importante è presente per quanto concerne la velocità dei rock glacier, determinata sulla base dell’analisi di immagini di interferometria radar da satellite (InSAR). I rock glacier attivi delle Alpi Ticinesi occidentali, mediamente, si muovono in maniera più rapida rispetto a quelli delle Alpi Ticinesi orientali. Questo potrebbe essere dovuto, da una parte, al maggior influsso glaciale dei rock glacier delle Alpi Ticinesi occidentali, d’altra parte, a una differenza nelle precipitazioni medie annuali. I rock glacier attivi/inattivi hanno permesso di determinare un modello della ripartizione potenziale del permafrost discontinuo a scala regionale. Questo modello è stato confrontato con altre regioni delle Alpi svizzere per determinare le specificità morfoclimatiche delle Alpi Ticinesi. I rock glacier relitti sono stati suddivisi in due generazioni di forme (generazioni RG II e RG III), situate rispettivamente a un’altitudine di 300 e 550 m inferiore rispetto ai rock glacier attivi/inattivi (generazione RG I). Questa differenza di altitudine ha permesso di attribuire la generazione RG II al Dryas recente, mentre la generazione RG III è stata attribuita alla fine del Dryas antico e all’interstadio del Bølling.

Inventory, characteristics and dynamic of the rock glaciers of the Ticino Alps

Abstract: In the Ticino Alps, analysis of maps and aerial photos and field work allowed us to inventory 203 rock glaciers, of which 56 have been considered active, 35 inactive and 112 relicts. At the regional scale, there is no difference in the distribution of the rock glaciers between the western and the eastern Ticino Alps. An important difference is present concerning the velocity of the rock glaciers, determined on the base of the analysis of space-borne synthetic aperture radar interferometry (InSAR). The rock glaciers of the western Ticino Alps moves rapidly that the rock glaciers of the eastern Ticino Alps. This difference can be attributed, from a part, to the more important glacial influence on the rock glaciers of the western Ticino Alps, on the other hand, to a difference in mean annual precipitations. Active/inactive rock glaciers allowed us to determine a regional model of discontinuous permafrost potential distribution. This model has been compared with models issued of other regions of the Swiss Alps; the main goal was to determine the morphoclimatic specificities of the Ticino Alps. Relict rock glaciers have been divided in two generations (generations RG II and RG III), situated respectively 300 and 550 m below the active/inactive rock glaciers (generation RG I). This difference in altitude allowed us to attribute the generation RG II to the Younger Dryas, and the generation RG III to the end of the Oldest Dryas and the beginnings of the Bølling interstadial.

Key words: permafrost distribution, Ticino Alps (Switzerland), InSAR, GIS modelling


 

Situazione del genere Plecotus (Chiroptera)

nel Cantone Ticino (Svizzera)

Marzia Mattei-Roesli

Centro protezione chirotteri Ticino, CH-6714 Semione.

Riassunto: In seguito alla scoperta nel 2001 di P. macrobullaris, la situazione dell’intero genere deve essere rivista. Al fine di ottenere informazioni sulla distribuzione e sull’abbondanza delle varie specie nel nostro Cantone sono quindi stati identificati gli occupanti di 72 rifugi presso edifici pubblici e 18 animali singoli. La maggior parte delle determinazioni è avvenuta tramite analisi genetica. Per i rifugi le analisi sono state eseguite su campioni di sterco. Benché questo in parte superasse i 10 anni d’età, nel 96% dei casi è stato possibile arrivare all’identificazione della specie. Tutti i campioni analizzati (rifugi e animali singoli) appartengono a P. macrobullaris e a P.auritus. Entrambe le specie sono ben distribuite sul territorio cantonale e denotano abbondanze simili. P. macrobullaris si concentra però a quote inferiori e pare avere una maggiore predilezione per rifugi presso edifici rispetto a P. auritus. La presenza di P.austriacus, invece, benché segnalata in passato, non ha potuto essere confermata.

The long-eared bats (Chiroptera) in Ticino (Switzerland)

Abstract: After the description in 2001 of the species P. macrobullaris the situation of the whole genus Plecotus has to be reviewed. In order to get information on the distribution and abundance of the various species in Ticino, bats of 72 roosts in public buildings have been identified as well as 18 single animals. Most identifications are based on genetic analysis. For the roosts the analyses were performed on droppings that were partly older then 10 years. Nevertheless 96% of the analyses allowed species identification. All analyzed samples (roosts and single animals) belong to P. macrobullaris and P. auritus. Both species are well distributed in Canton Ticino and have similar abundances. P. macrobullaris appears to prefer lower altitudes and is apparently more dependent on roosts in buildings than P. auritus. The presence of P. austriacus reported in the past, could not be confirmed.

Keywords: Plecotus auritus, Plecotus macrobullaris, distribution, abundance, Southern Alps.


Coleotteri del legno morto nei castagneti della Svizzera sudalpina

(Cerambycidae, Buprestidae, Lucanidae, Cetoniidae)

Sintesi dei risultati di tre studi condotti tra il 1997 e il 2004 e
consigli per la gestione

Cinzia Pradella1, Martin K. Obrist2, Peter Duelli2, Marco Conedera1, Marco Moretti1

  1. Istituto Federale di Ricerca WSL, Gruppo di ricerca Ecosistemi Insubrici, Via Belsoggiorno 22, 6500 Bellinzona (Svizzera).
  2. Istituto Federale di Ricerca WSL, Unità di ricerca Biodiversità e Biologia della Conservazione, Zürcherstrasse 111, 8903 Birmensdorf (Svizzera).

Riassunto

Nei boschi gestiti l’eccessiva rimozione del legno morto rappresenta spesso una minaccia per la sopravvivenza di numerose specie saproxiliche (che trascorrono parte del loro ciclo vitale nel legno morto o morente), con effetti negativi per l’equilibrio ecologico del bosco, sia in termini di biodiversità, che dei processi di decomposizione del legno e del riciclo dei nutrienti. Di conseguenza, in numerosi paesi europei, tra cui la Svizzera, la conservazione del legno morto e della componente saproxilica sta assumendo notevole interesse. Nella Svizzera sudalpina tuttavia, dove la gestione riguarda superfici relativamente limitate di bosco, tale fenomeno rimane ancora poco conosciuto.

In questo contesto, il nostro studio ha l’obiettivo di presentare una sintesi dei risultati di tre progetti sull’entomofauna saproxilica dei castagneti della Svizzera sudalpina (Ticino e Moesano) condotti presso l’Istituto federale di ricerca WSL di Bellinzona tra il 1997 e il 2004. In particolare sono mostrati gli esiti dei campionamenti dei coleotteri saproxilici appartenenti a quattro famiglie (Cerambycidae, Buprestidae, Lucanidae, Cetoniidae) realizzati mediante metodi standard (principalmente trappole a caduta e trappole a finestra) all’interno di 7 unità tipologiche di castagneto definite in base a tre fattori: 1) la forma di governo (il ceduo – la selva); 2) la gestione pregressa e attuale (l’assenza di gestione – il recupero – la gestione regolare); 3) la presenza di un fattore post-colturale di disturbo (l’incendio).

Complessivamente sono state campionate 85 specie, di cui 78 specie nei cedui e 36 specie nelle selve castanili. Ben 56 specie (66%) sono risultate esclusive di una unità tipologica o di un gruppo di unità tipologiche strutturalmente analoghe, alle quali si aggiungono 7 specie manifestamente abbondanti in singole unità tipologiche. Questi risultati rivelano una buona presenza di coleotteri saproxilici, tra cui specie rare e protette a livello nazionale, favorita in particolare dall’effetto positivo del mosaico delle differenti strutture dei castagneti sudalpini. In particolare le superfici gestite, rappresentate da ambienti aperti ed esposti al sole ben provvisti di legno morto e varie piante erbacee fiorite, costituiscono un elemento fondamentale per lo sviluppo delle specie saproxiliche. Sulla base dei risultati, suggeriamo infine alcuni consigli pratici sulla valorizzazione della necromassa legnosa applicabili durante gli interventi selvicolturali, tra cui la limitazione dell’esbosco del legno morto, la conservazione degli alberi senescenti e la promozione di radure e margini boschivi strutturati con cespugli ed essenze fiorite.

Abstract

In managed forests the excessive removal of dead wood poses a threat to most saproxylic species (organisms that are dependent, during some part of their life cycle, upon dead or dying wood), with negative consequences for biodiversity, wood decomposition and recycling of nutrients in forests. Thus, in many European countries, including Switzerland, the conservation of dead wood and saproxylic species is gaining interest. Nevertheless, in southern Switzerland, where managed forest areas today are rather limited, the problem is still little known.

In this context, we show a synthesis of the results of three projects on saproxylic insects in southern Alpine chestnut forests (Canton Ticino and Moesano) conducted by the Swiss Federal Research Institute WSL in Bellinzona, between 1997 and 2004. We present the results based on standard sampling methods (mainly pit fall traps and window traps) of 4 saproxylic beetle families (Cerambycidae, Buprestidae, Lucanidae, Cetoniidae), in 7 environmental typologies defined by three main factors: 1) stand structure (coppice – orchard); 2) previous and current management (no management – recovery – regular management); 3) occurrence of a post-management disturbance (forest fire).

Overall, 85 species were sampled: 78 species were trapped in the coppice and 36 in the orchards. We found 56 species (66% of the total) exclusively in one environmental typology or in a group of analogous typologies, and an additional 7 species with clear habitat preferences. The results show a widespread occurrence of saproxylic beetles, including rare and protected species. We conclude that species richness is enhanced by a mosaic of differently structured stands in chestnut forests. In particular, managed areas, providing open and sun-exposed habitats with flowers and a sufficient amount of dead wood, afford ideal conditions for the development of saproxylic species. On the basis of our results, we recommend several measures in order to promote dead wood during forest management, such as reduced logging of dead wood, preserving old trees, and promoting gaps and structured forest edges rich in shrubs and flowers.


La situazione della Nutria Myocastor coypus (Molina, 1782)

nel Cantone Ticino (Svizzera)

Zanini Mirko, Maddalena Tiziano & Torriani Damiano

Maddalena & associati sagl, CH – 6672 Gordevio.

Riassunto

Recentemente alcuni individui di Nutria (Myocastor coypus) sono stati osservati nel Cantone Ticino, lungo le rive svizzere del Lago Maggiore, in particolare nel golfo di Locarno e nella riserva naturale delle Bolle di Magadino. Gli individui provengono da immigrazioni dalla regioni italiane limitrofe, ma sono già stati appurati fenomeni di riproduzione anche alle Bolle di Magadino. Non sono per il momento documentati danni all’agricoltura, al sistema idrico o a specie indigene. Con la collaborazione della Fondazione Bolle di Magadino si è proceduto alla posa e al controllo di 3 gabbie-trappole che hanno permesso di catturare e sopprimere 9 esemplari nel 2008 e 3 nel 2009. L’articolo presenta anche i risultati dello studio di radiotelemetria svolto su 2 esemplari adulti catturati alle Bolle di Magadino.

L’eradicazione o perlomeno il contenimento della Nutria su suolo cantonale appare per il momento ancora fattibile con uno sforzo finanziario e logistico moderato, poiché la presenza della specie è circoscritta e il numero di individui contenuto. Considerata la forte capacità della Nutria di recuperare gli effettivi dopo le campagne di controllo numerico, sarà importante mantenere una pressione di catture regolare, così come un sistema di vigilanza e di intervento che possa attivarsi rapidamente in caso di osservazioni future della specie anche in altre aree del Cantone.

Abstract

Recently some individuals of coypus (Myocastor coypus) have been observed in Canton Ticino, along the swiss shoreline of the Lago Maggiore, in particular in the gulf of Locarno and in the natural reserve of Bolle di Magadino. Most individuals have directly immigrated from neighbouring Italian regions, but some reproduction has also been documented at the Bolle di Magadino. Up to now no damage to agriculture, water systems or indigenous species has been documented. With the collaboration of the Foundation of the Bolle di Magadino 3 cage-traps were activated. The traps captured 9 individuals in 2008 and 3 in 2009. The paper also presents the results of a radio-tracking study with 2 adults coypus captured at the Bolle di Magadino reserve.

For the moment the eradication, or at least the containment, of coypus in Canton Ticino is feasible with a moderate financial and logistical effort due to the spatially limited presence of the species and the small number of individuals. Given the strong capacity of coypus to recover after a campaign of numerical control, it will be important to maintain a pressure of regular catches, as well as a system of supervision and intervention that reacts quickly in case of detection of the species in other areas of the Canton.

Key words: radiotraking, trapping, eradication, Southern Alps.


Monitoraggio e studio di radiotelemetria in una popolazione di Testuggine palustre europea

Emys orbicularis (

Linnaeus, 1758) del Cantone Ticino (Svizzera)

Gruppo Emys Ticino

Marco Nembrini1, Mirko Zanini2

  1. Oikos 2000 – Consulenza ambientale Sagl, CH – 6513 Monte Carasso.
  2. Maddalena & associati Sagl , CH – 6672 Gordevio.

Riassunto:

Il comparto umido della Colombera ospita la più importante popolazione di Testuggine palustre europea (Emys orbicularis) del Cantone Ticino. I campionamenti svolti a partire dal 2005 hanno permesso di accertare la presenza di 17 individui adulti di cui 7 femmine e 10 maschi. Al fine di meglio comprendere l’utilizzazione dell’habitat da parte della specie e pianificare interventi gestionali mirati alla sua conservazione si è proceduto ad uno studio di radiotelemetria su 5 individui (3 femmine e 2 maschi). Lo studio è iniziato nel giugno 2008 e si è concluso nel settembre 2009 per un totale di 319 localizzazioni radiotelemetriche. Gli spazi vitali (home range) degli individui monitorati variano da un minimo di 0.1 ettari ad un massimo di 9.5. I risultati hanno evidenziato l’importanza degli habitat terrestri per la specie, messo in evidenza il ruolo dei corridoi ecologici tra i vari biotopi umidi presenti e confermato l’elevata fedeltà degli individui al sito di svernamento. Si propongono infine misure di gestione urgenti mirate alla conservazione della specie.

Monitoring and radio tracking study on a population of European pond turtle

Emys orbicularis

(Linnaeus, 1758) in Canton Ticino (Switzerland)

Abstract:

The humid region of Colombera hosts the most important population of European pond turtle (Emys orbicularis) of the Canton Ticino. The sampling carried out since 2005 have revealed the presence of 17 adults, 7 females and 10 males. To improve the knowledge concerning the habitat use and plan interventions aimed at the preservation of this species, a radio tracking study of 5 individuals (3 females and 2 males) was done. The study began in June 2008 and ended in September 2009 for a total of 319 localisations. The homes ranges vary from a min of 0.1 hectares to a max of 9.5 hectares. The results showed the importance of terrestrial habitat for the species, of maintaining ecological corridors between the wetland biotopes and confirmed the high fidelity of individuals to the wintering site. Finally urgent conservation measures targeted to this species are proposed.

Key words: European pond turtle, radio tracking, conservation, home range.


Note ecologiche sulle gallerie drenanti e su altre sorgenti artificiali

con sviluppo ipogeo dell’Insubria italiana

Raoul Manenti1 & Barbara Bianchi2

  1. Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Milano,Via Celoria, 26 20133 Milano (Italy).
  2. Comitato per la difesa delle Bevere, Via Garibaldi, 10, 20040 Capriano di Briosco, Briosco (MI).

Riassunto

Le gallerie drenanti sono un’interessante tipologia di sorgenti captate che, sebbene ampiamente diffusa dal punto di vista geografico, risultano poco studiate e conosciute. Situate spesso in contesti dove mancano ambienti ipogei di dimensioni paragonabili, possono ospitare organismi troglofili, stigofili e stigobi. Nel presente articolo analizziamo le caratteristiche ecologiche e gli organismi vegetali e animali di 24 sorgenti captate costituite sia da gallerie drenanti sia da altri tipi di bottini di presa con un più o meno ridotto sviluppo ipogeo. L’area di studio è una porzione di Insubria italiana compresa tra le province di Como, Lecco e Monza e Brianza. Le sorgenti analizzate mostrano sia dal punto di vista delle caratteristiche fisiche ed ambientali, sia del popolamento biologico che le caratterizza, numerose analogie e diverse peculiarità. Un ruolo determinante è svolto dal diverso grado di accessibilità di questi ambienti che ne condiziona le caratteristiche delle cenosi che li popolano. Da segnalare l’ampia diffusione dell’Urodelo Salamandra salamandra e il rinvenimento del gambero di fiume Austropotamobius italicus.

Ecological notes about draining galleries and other artificial springs

with hypogeous development in the Italian Insubry

Abstract

Draining galleries are an interesting typology of caught springs that, in spite of their wide distribution, are less known and studied. They are often situated in contests that lack other hypogeous habitats of the same proportions and house troglophile, stigophile and stygobious organisms. In this article we discuss the ecological features of 24 caught springs both draining galleries and other typologies of artificial springs with subterranean development. The study area is constituted by a part of Italian Insubry between the districts of Como, Lecco and Monza and Brianza. Speaking about physical, ecological and biological features, the springs show both a number of analogies and some peculiarities. A big role in affecting the features of the biological cenosis is played by accessibility. To be noted the wide distribution of the Urodela Salamandra salamandra and the finding of the freshwater crayfish Austropotamobius italicus.


Malattia del Legionario o malattia del giardiniere?

Simona Casati, Lisa Conza, Valeria Gaia

Centro nazionale di referenza per la Legionella, Istituto cantonale di microbiologia, Via Mirasole 22A, 6500 Bellinzona

Riassunto

La Legionella è un batterio Gram negativo appartenente alla famiglia delle Legionellaceae e causa la malattia del Legionario. Questo microrganismo è ubiquitario e vive negli ambienti idrici naturali e artificiali. Dati sulla sua presenza al di fuori dell’ambiente idrico sono scarsi, perciò la ricerca di ecosistemi alternativi e non convenzionali che potrebbero fungere da serbatoi per questo germe assume attualmente una grande importanza. Abbiamo considerato 8 centri di raccolta di rifiuti verdi, inclusi 3 centri di compostaggio. Nei campioni analizzati sono state isolate diverse specie di Legionella in 6 centri su 8: L. pneumophila sierogruppo 1-15, L. bozemanii, L. cincinnatiensis, L. jamestowniensis, L. micdadei e L. oakridgensis. Il grado di contaminazione varia da 103 a 108 unità formanti colonie per grammo. I centri di compostaggio costituiscono un serbatoio importante per la disseminazione della Legionella e potrebbero quindi fungere da fonte di contaminazione in quanto, oltre al rilascio di aerosol, il composto è usato nei giardini, nelle aiuole pubbliche e nei campi. L’importanza per la salute pubblica della presenza di Legionella nel composto è finora sconosciuta e il rischio reale per la popolazione deve essere ancora valutato.

Abstract

Legionellae are gram-negative bacteria that may cause Legionnaires’ disease (LD), a pulmonary infection in humans, after inhalation of contaminated aerosols. The principal reservoir for these microorganisms is water. Data on the presence of Legionella outside the aquatic environment are scant. Alternative ecosystems that could act as a reservoir for Legionella spp. have been investigated to identify unconventional contaminated substrates that can produce bioaerosols. We considered 8 green waste collection sites including 3 composting facilities. L. pneumophila sg 1-15, L. bozemanii, L. cincinnatiensis, L. jamestowniensis, L. micdadei and L. oakridgensis were isolated from 6 of the 8 sites. The degree of contamination ranged from 103 to 108 cfu/g. Compost facilities seem to be an important reservoir for Legionella and could be considered an alternative and important source of infection (aerosol dissemination and compost used for gardens, fields and flowerbeds).

Although the importance for human health of the presence of Legionella spp. in compost is unknown and the risk assessment has yet to be defined, bioaerosols produced from these elements should not be underestimated.

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