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Anno mondiale della fisica 2005

 

 
Stranamore
 
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RASSEGNA CINEMATOGRAFICA
«FISICA DI CELLULOIDE»

L'accostamento della fisica con il cinema è un modo efficace per far riflettere sulla scienza al di là dei metodi tradizionali offerti dalla divulgazione scientifica. Il potente linguaggio dell'arte cinematografica è uno strumento per esprimere e indagare il significato della scienza e per contribuire a colmare il divario che separa il mondo dell'arte e delle scienze umane dal mondo della ricerca scientifica e della tecnologia. La rassegna toccherà vari aspetti che comprenderanno il potere dato all'uomo dalla scienza e la responsabilità che la gestione di questo potere comporta (Il dottor Stranamore e I ragazzi di via Panisperna), il significato della scienza come impresa conoscitiva e di esplorazione dell'ignoto (Contact e 2010: l'anno del contatto) e il problema della scienza come affermazione della libertà di pensiero (Galileo) e delle capacità individuali nella ricerca (Les palmes de M. Schutz).

Il dottor Stranamore - (IMDB)
Stanley Kubrick - Gran Bretagna 1964

mar 15 febbraio - 20:30 (Cinema Forum, Bellinzona)
ven 18 febbraio - 20:30 (Cinema Morettina, Locarno)

I ragazzi di via Panisperna - (IMDB)
Gianni Amelio -
Italia 1988

mar 5 aprile - 20:30 (Cinema Forum, Bellinzona)
ven 8 aprile - 20:30 (Cinema Morettina, Locarno)

Contact - (IMDB)
Robert Zemeckis -
USA 1997

mar 17 maggio - 20:30 (Cinema Forum, Bellinzona)
ven 20 maggio - 20:30 (Cinema Morettina, Locarno)

Galileo - (IMDB)
Liliana Cavani - Italia/Bulgaria 1968

mar 6 settembre - 20:30 (Cinema Forum, Bellinzona)
ven 9 settembre - 20:30 (Cinema Morettina, Locarno)

2010 - L'anno del contatto - (IMDB)
Peter Hyams -
USA 1984

mar 25 ottobre - 20:30 (Cinema Forum, Bellinzona)
ven 28 ottobre - 20:30 (Cinema Morettina, Locarno)

Les palmes de M. Schutz - (IMDB)
Claude Pinoteau -
Francia 1997

mar 20 dicembre - 20:30 (Cinema Ideal, Giubiasco)

Tutti i film saranno in versione italiana, salvo Les Palmes de Monsieur Schutz , in versione originale francese.

Entrata: 10,- prezzo pieno (8.- per gli iscritti alle associazioni partner; 6.- per gli studenti e gli apprendisti iscritti alle associazioni partner) .

Prima di ogni proiezione sono previste due brevi introduzioni di un fisico e di un critico cinematografico.

Il dottor Stranamore, ovvero come imparai
a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Stranamore

Dr. Strangelove: or, How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb
di Stanley Kubrick, Gran Bretagna 1964

Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Terry Southern, Peter George, dal romanzo Red Alert di Peter George; fotografia: Gilbert Taylor; effetti speciali: Wacly Veevers; montaggio: Anthony Harvey; musica: Laurie Johnson; interpreti: Peter Sellers, George C. Scott, Sterling Hayden, Keenan Wynn, Slim Pickens, Peter Bull, Tracy Reed, James Earl Jones, Jack Creley, Frank Berry, Glenn Beck, Shane Rimmer; produzione: Hawk Films / Columbia.

35mm, bianco e nero, v. it., 94'

Il generale Ripper, convinto che esista un complotto comunista per conquistare il mondo libero, ordina un attacco di bombardieri atomici B52 sull'Unione Sovietica. Il presidente degli Stati Uniti cerca di rimediare coinvolgendo anche l'ambasciatore sovietico, ma sarà tutto inutile: un aereo non obbedirà all'ordine di rientrare e, a cavalcioni di una bomba, il pilota T.J. «King» Kong scenderà sul suo obiettivo.

Con l'uso bellico della bomba atomica durante la Seconda Guerra Mondiale, è diventato per la prima volta drammaticamente evidente quanto sia grande il potere che la scienza mette in mano all'uomo. È giusta e condivisibile la semplice constatazione che l'energia nucleare non è che un semplice strumento e che sta all'uomo decidere che uso farne, ma non aiuta da sola a risolvere il problema fondamentale che invece il film di Kubrick, tratto dal romanzo omonimo di Peter George, mette in primo piano in modo straordinariamente efficace: la coesistenza nell'uomo di razionalità estrema e istinti distruttivi. Questi aspetti si intrecciano inestricabilmente lungo tutto il film, per culminare nella grande scena finale nella quale il comandante dell'aereo sfuggito al controllo si lascia cadere sul bersaglio a cavallo della bomba, gridando di gioia.

Il film è un lucidissimo atto d'accusa contro la follia atomica e il militarismo, condotto con le armi del sarcasmo e dell'ironia: la catastrofe atomica che incombe sull'umanità è vissuta come un lungo, insistito rapporto erotico («Iconologia fallica di missili e bombardieri, segretarie-amanti e 'fluidi vitali' più o meno fecondi, equazioni per calcolare la sopravvivenza erotica e previsioni di accoppiamenti: la virilità tutta yankee dell'attacco a sorpresa è raddoppiata da quella più esplicitamente sessuale» [Ghezzi]), senza che lo sberleffo nasconda l'attacco ai miti cardine del potere, quali la scienza, l'efficientismo, la sacralità della proprietà privata, la logica distruttiva del sistema.

Da antologia la telefonata tra il presidente americano e quello sovietico. In un cast superbo spiccano il generale guerrafondaio Buck Turgidson interpretato da George G. Scott e i tre ruoli affidati a Peter Sellers: il capitano Lionel Mandrake, il presidente americano Muffey e il suo consigliere dottor Stranamore, il cui braccio meccanico ne svela le origini naziste. Bellissime le scenografie di Ken Adam, come la sala da guerra del Pentagono.

I ragazzi di via Panisperna

di Gianni Amelio, Italia 1988

Soggetto : Gianni Amelio, Vincenzo Cerami; sceneggiatura: Gianni Amelio, Alessandro Sermoneta; fotografia: Tonino Nardi; montaggio: Roberto Perpignani; musica: Riz Ortolani; interpreti: Andrea Prodan, Ennio Fantastichini, Michele Melega, Giovanni Romani, Alberto Gimignani, Giorgio Dal Diaz, Laura Morante, Cristina Marsillach, Mario Adorf, George Geret, Virna Lisi, Sabina Guzzanti, Valeria Sabel, Nicola Vigilante, Carlo Boldrini, Stefano Antoci; produzione: Conchita Airoldi e Dino Di Dionisio per Urania Film e RAI.

35mm, colore, v.o. it., 123'

Nella Roma del 1934 il giovane e brillante studente Ettore Majorana conosce Enrico Fermi, un professore di poco più anziano e già noto. Insieme ad altri giovani della facoltà di fisica di via Panisperna lavorano alla scissione dell'atomo, sfidando la scienza ufficiale che fa capo a Marconi. Ma Majorana si estrania dal gruppo, forse consapevole delle potenzialità distruttive che la scoperta potrebbe avere, e dopo essersi rifugiato in Sicilia scomparirà misteriosamente.

La nascita della Big Science può essere fatta coincidere con il progetto Manhattan per la costruzione e la sperimentazione della bomba atomica. I semi che hanno portato al suo sviluppo sono da ricercare in alcuni centri di ricerca dove, come per incanto, nei primi decenni del XX secolo si sono ritrovate persone capaci di cogliere quanto stava maturando nel mondo della fisica. Uno di questi fu l'Istituto di Fisica dell'Università di Roma, in via Panisperna, dove Fermi e i suoi "ragazzi" misero alcune delle basi fondamentali della fisica nucleare.

I ragazzi di via Panisperna, di Gianni Amelio, ripercorre la vita in comune di questi straordinari scienziati, approfondendo in particolare le figure di Enrico Fermi e di Ettore Majorana, per molti versi antitetiche e complementari, sia nella professione che nel privato. L'intento è quello di sottolineare il continuo dualismo tra l'esperienza e la teoria, la voglia di scoprire e la riflessione sulle conseguenze, la fuga verso un altro mondo e la fuga da questo mondo.

La passione e l'etica, l'intuizione e la ragione, l'eccesso e la misura, la collaborazione e le rivalità, i successi e i dubbi: Amelio tralascia del tutto gli aneddoti e lavora sulle idee e sui personaggi, in qualche modo «autobiografici». Non è quindi una ricostruzione storicamente fedele delle vicende del gruppo di studiosi, ma un'opera di fantasia, più ricca e complessa di quanto ci si aspetterebbe. Quasi goliardico nella prima parte, più cupo e raccolto nella seconda, il film ha il suo punto di forza in uno stile «povero», che dà spessore a un gusto del racconto ormai poco comune nel cinema italiano, e in un cast giovane ed efficace. In origine era destinato solo alla televisione (la versione per il piccolo schermo dura 180').

Contact

Contact

di Robert Zemeckis, USA 1997

Sceneggiatura: James V. Hart, Michael Goldenberg, da un romanzo di Carl Sagan; fotografia: Don Burgess; effetti speciali: Sony Pictures Imagework, Industrial Light & Magic, supervisione Ken Ralston; montaggio: Arthur Schmidt; musica: Alan Silvestri; interpreti: Jodie Foster, Jena Malone, David Morse, Matthew McConaughey, James Woods, John Hurt, Tom Skerrit, William Fichtner, Angela Bassett, Geoffrey Blake, Maximilian Martini, Rob Lowe, Jack Busey, Tucker Smallwood, Bill Clinton; produzione: Robert Zemeckis, Steve Starkey per South Side Amusement Co.

35mm, colore, v.it., 150'

Appassionata di astronomia sin da piccola, la ricercatrice Ellie Arroway capta dei segnali da Vega. Dopo molti ostracismi riesce a farsi lanciare nello spazio alla ricerca di vita extraterrestre, ma del suo viaggio non resterà alcuna prova.

Siamo soli nell'universo? Astronomo di fama internazionale, autore di film di divulgazione scientifica e coproduttore di questo film, che gli è dedicato (morì nel 1996 durante le riprese) e che è tratto da un suo omonimo romanzo, Carl Sagan risponde di no. Ne è convinto con passione genuina anche il personaggio di Contact, l'astronoma Ellie Arroway, orfana di entrambi i genitori.

Dopo un prologo (bellissimo) sulla sua infanzia, l'azione si svolge in tre tempi: l'inizio dell'ascolto dei segnali dallo spazio, l'arrivo del «messaggio» dalla stella Vega quattro anni dopo, il lancio dell'astronave dopo 18 mesi.

Un film che affronta temi assai attuali della ricerca in astrofisica : dalla possibilità di vita al di fuori della Terra fino ai wormhole, i cunicoli nello spaziotempo, previsti dalla teoria della relatività generale, che consentono di collegare luoghi lontanissimi. E mostra le traversie di una ricercatrice combattuta fra le esigenze di una carriera tradizionale all'interno della comunità scientifica e la passione per un settore della ricerca fuori dagli schemi consolidati. (Fanta)scienza concettuale e materialistica, ma anche opera «teologica» sul problema della fede oggi, Contact è un esempio di cinema acustico, da ascoltare prima che da vedere, che esprime «una congenita incapacità di visualizzare l'ignoto» (Gianni Canova).

Uso diffuso di effetti speciali (con il vero presidente Bill Clinton inserito in scene di fiction con un espediente uguale e contrario a quello di Forrest Gump), ma messi da Robert Zemeckis, cineasta del tempo, al servizio di due sequenze astratte. Eroina rara, dominata dalla passione intellettuale, Ellie (Jodie Foster, 1962, con la voce italiana di Laura Boccanera) è qualcuno che non crede in Dio e lo dichiara con coraggiosa onestà. Il suo coraggio si riflette nel film.

Galileo

Galileo

di Liliana Cavani, Italia/Bulgaria 1968

Sceneggiatura: Tullio Pinelli, Liliana Cavani, liberamente ispirata alla vita di Galileo Galilei; fotografia: Alfio Contini; montaggio: Nino Baragli; musica: Ennio Morricone; interpreti: Cyril Cusack, Giulio Brogi, Paolo Graziosi, Gigi Ballista, Gheorghi Cerkelov, Nicolai Doicev, Maia Dragomaska, Giampiero Frondini, Gheorghi Kaloiancev, Nevena Kokanova, Miroslav Mindov, Marcello Turilli, Piero Vida, con la partecipazione di Lou Castel; produzione: Leo Pescarolo per la coproduzione Fenice Cinematografica S.p.A. (Venezia)/Rizzoli Film S.p.A. (Roma)/Studio per Film e Lungometraggio (Sofia-Bulgaria).

35mm, colore, v.o. it., 110'

Galileo Galilei, dopo l'incontro con Giordano Bruno a Padova nel 1592 e il regalo di un cannocchiale olandese, si convince che è il Sole, e non la Terra, a essere al centro dell'universo. Il cardinale Bellarmino e il papa Urbano VIII lo avvertono che rischia di cadere in eresia, ma Galileo persevera, fino a che, nel 1633, sotto minaccia di tortura, verrà costretto all'abiura.

Galileo di Liliana Cavani fa parte di quegli eventi cinematografici o teatrali in cui la scienza, diventa spettacolo. L'operazione non è mai facile perché occorre trasferire dalla realtà alla scena che cosa sia la scienza in tutti i suoi aspetti partendo dalle osservazioni, dalle meraviglie che suscitano, dagli esperimenti per arrivare alla teoria, alla filosofia, ai problemi etici, agli aspetti umani passionali e talvolta drammatici, a quelli legati ai conflitti con la fede.

La vita di Galileo è da questi punti di vista emblematica e attuale, e il film li affronta tutti insieme in modo esemplare. Nella lettura della Cavani, Galileo diventa un campione della Chiesa rinnovata del Concilio Vaticano II, che si oppone al vecchiume della curia reazionaria. Un atto d'accusa contro l'arroganza del potere, didascalico nell'esposizione, televisivo nel ritmo, ma con una buona descrizione dell'universo papalino e un protagonista all'altezza. Prodotto dalla RAI, incorse in assurde ire censorie. Fu vietato ai minori di 18 anni e non è stato mai trasmesso in TV.

2010 - L'anno del contatto

2010 - L'anno del contatto

2010
di Peter Hyams, USA 1984

Sceneggiatura: Peter Hyams, da un romanzo di Arthur C. Clarke; fotografia: Peter Hyams; effetti speciali: Richard Edlund; montaggio: James Mitchell; musica: David Shire; interpreti: Roy Scheider, John Lithgow, Helen Mirren, Bob Balaban, Keir Dullea, Elya Baskin, Mary Jo Deschanel, Dana Elcar, Taliesin Jaffe, Saveli Kramarov, James McEachin, Oleg Rudnik, Natascha Schneider, Vladimir Skomarovsky, Madolyn Smith-Osborne, Victor Steinbach, Jan Triska; produzione: Peter Hyams per U.I.P.

35mm, colore, v.it., 112'

Una missione sovietico-americana parte per Giove alla ricerca della Discovery , l'astronave di 2001: Odissea nello spazio e del monolite che racchiude i segreti dell'universo. Ma dovrà affrontare soprattutto l'ostilità che divide le due superpotenze.

Il film comincia dove finisce quello di Kubrick e, sulla scia di un nuovo romanzo di Arthur C. Clarke, vuole dare delle risposte ai quesiti aperti dal primo film (e dal primo romanzo). Senza raggiungerne le vette, aggiorna la rappresentazione del sistema solare alle conoscenze acquisite grazie alle sonde interplanetarie, che non erano disponibili all'epoca del primo film.

Spiega inoltre come un pianeta gigante possa potenzialmente trasformarsi in una stella. Non solo : 2010 - L'anno del contatto chiarisce finalmente le ragioni del computer assassino, fornendo all'Intelligenza Artificiale della Discovery uno spessore originale che nel film di Kubrick mancava, al punto da spingere lo spettatore a un moto di tenerezza nel momento del suo autosacrificio per salvare l'equipaggio umano. Cameo per lo scrittore Arthur C. Clarke, seduto sulla panchina nel parco di Washington.

Les palmes de Monsieur Schutz

Les palmes de Monsieur Schutz

di Claude Pinoteau, Francia 1997

Sceneggiatura: Claude Pinoteau, Richard Dembo, Jean-Noël Fenwick, dalla pièce di teatro omonima di Jean-Noël Fenwick; fotografia: Pierre Lhomme; montaggio: Marie-Josèphe Yoyotte; musica: Vladimir Cosma; interpreti: Philippe Noiret, Isabelle Huppert, Philippe Morier-Genoud, Christian Charmetant, Charles Berling, Marie-Laure Descoureaux, Georges Charpak; produzione: Emmanuel Schlumberger, per France 2 Cinéma / French Productions / Le Studio Canal+ / Sofineurope / L Films.

35mm, colore, v.o. francese, st. t, 106'

Pierre Curie è al servizio della scienza e ne è felice. Quando il suo ambizioso direttore dell'Istituto di Chimica, il signor Schutz, decide di affiancargli una stagiaire polacca, non sa che questa Maria diventerà sua moglie e che con lei scopriranno il Radium, dando così al loro vanitoso padrone le sue ambite Palme Accademiche.

La scoperta della radioattività e del radio non solo ha spalancato le porte ad applicazioni che, nel bene e nel male, hanno segnato la nostra storia fino ad oggi, ma ha contribuito in modo profondo a modificare il modo stesso con cui gli scienziati pensano la materia e la sua struttura. In questa scoperta, centrale è il ruolo di Pierre di Marie Curie, le cui vite personali e professionali sono narrate in questo resoconto avvincente, divertente ed educativo.

Il film mette in risalto la suspense, l'humour e le interminabili ore poco luccicanti della ricerca scientifica, così com'era praticata all'inizio del secolo a Parigi. Inoltre aiuta, in modo semplice ed efficace, a comprendere alcuni aspetti importanti della pratica della ricerca scientifica, come l'entusiasmo, la tenacia incrollabile e la profonda curiosità che guidano l'agire dello scienziato geniale (quali Pierre e Marie Curie furono in massimo grado), che sa pensare al di fuori degli schemi del pensiero dominante della propria epoca.

Grazie alle impeccabili interpretazioni, in modo particolare quella di Isabelle Huppert con il suo accento polacco, questo squarcio di storia francese, nel quale i Curie si scoprono e scoprono la radioattività e il radio, potrebbe portare la sua preziosa parte d'oro negli scrigni delle sale d'art et d'essais all'estero.

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