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Il Parco botanico del Cantone Ticino,
Isole di Brissago:
Riflessioni, progetto, conduzione
Guido Maspoli
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| Stewartia pseudocamellia |
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Premessa
Il parco delle Isole di Brissago è un giardino botanico: fa parte dell’associazione dei giardini botanici svizzeri (Hortus botanicus helveticus, di cui il direttore è membro del comitato dal 2006) ed è membro dell’International plant exchange network (IPEN), una rete internazionale di scambio di semi fra giardini botanici.
Questa definizione ci distingue chiaramente, senza peraltro voler esprimere un giudizio di merito o di importanza, da un parco cittadino o da un giardino orticolturale, nei quali si coltivano piante destinate a una pura funzione paesaggistica e ornamentale.
Potrebbe sembrare retorico, ma il messaggio che istituzionalmente siamo destinati a trasmettere è che la natura è un miracolo.
Se da una parte è vero che il nostro parco è anche molto attrattivo dal profilo turistico (ogni anno sono circa centomila i visitatori che ne apprezzano le rarità botaniche, l’esotismo e la tranquillità), la conoscenza della flora e l’esperienza ci insegnano che le specie botaniche non sono inconciliabili con i criteri estetici: è però importante saper scegliere le specie e curare la composizione.

Mostra sulle piante invasive del 2007.
Conduzione, riflessioni, analisi e direttive
Il Parco botanico del Cantone Ticino è assegnato alla direzione del Signor Giudo Maspoli, biologo che, nel suo lavoro è affiancato e sostenuto da una Commissione scientifica. Questo organo ha il compito di stabilire le regole del gioco e fornire consulenza alla conduzione operativa.
Alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso molti settori del parco mostravano segni di invecchiamento, come per esempio piante mal riuscite, poco vigorose, suoli esauriti, destrutturati, asfittici, invasi da radici e rizomi di piante particolarmente esuberanti e da parassiti, in particolare funghi. Direzione e Commissione scientifica si sono trovate di fronte una realtà ben nota: un parco non è un entità statica, definitiva, immutabile. Ci sono piante che crescono, altre che invecchiano, altre ancora sono sopraffate dagli elementi (venti, neve, siccità, alluvioni, malattie ecc.): le composizioni sono destinate a cambiare nel tempo.
Chi conduce un parco deve per forza convivere con questa realtà e cavarne comunque il meglio.
La Commissione scientifica ha allora avviato un’analisi per stabilire gli orientamenti del parco e ha elaborato delle direttive: in accordo con la direzione precedente ha stabilito che sull’isola grande si coltiveranno di preferenza specie esotiche originarie in particolare delle regioni subtropicali dell’Asia e delle cinque aree geografiche a clima mediterraneo (il bacino mediterraneo, il Sud Africa, il Sud-Ovest dell’Australia, la costa cilena e la costa californiana). Nel frattempo a queste zone si è aggiunta, almeno nei desideri, una zona mediterranea minore, ovvero la costa meridionale del Mar Caspio.
Questa scelta tiene conto delle caratteristiche e del potenziale climatico delle Isole di Brissago ed è destinata a esprimerne il meglio. Le flore di queste aree comprendono complessivamente decine di migliaia di specie, da quelle apparentemente meno significative a quelle di grande impatto.
L’analisi della Commissione ha tenuto conto anche della storia, con un particolare riferimento alla Baronessa Antoinette Tzikos de St. Leger alle quale dobbiamo lo straordinario slancio di entusiasmo che ha contribuito ad arricchire la proposta culturale del nostro Cantone.
La Baronessa, che per sua stessa ammissione, mai prima del suo arrivo alle Isole di Brissago (1885) si era cimentata con il giardinaggio, nel giro qualche decennio crea un giardino la cui fama, complice anche la presenza costante di artisti di chiara fama internazionale, fa presto il giro del mondo.
Nel 1913 la Baronessa riferisce dei suoi sforzi e dei suoi successi nell'autorevole «Journal of the Royal Horticultural Society». The vegetation of the Island of St. Leger in Lago Maggiore è un testo piacevole e una preziosa testimonianza della genesi del giardino che nel 1949 sarebbe diventato il Parco botanico del Cantone Ticino. A 150 anni dalla nascita, l’Amministrazione delle Isole di Brissago ha pubblicato l’articolo della St. Leger nella sua forma originale e una traduzione in italiano, raccolte in un libretto arricchito da materiale iconografico.
Sebbene molte specie che la Baronessa mise a dimora alle Isole di Brissago fossero già coltivate da tempo sulle rive del Verbano, la scelta di molte altre testimonia del desiderio della nobildonna, che aveva perfettamente intuito il potenziale climatico della plaga, di sperimentare e andare oltre.
La sua ricerca paesaggistica e colturale non era dettata dal desiderio di stupire. Infatti, a differenza del suo successore, l’eccentrico Max Emden, la Baronessa si accasa nelle mura dell’antico convento e si premura affinché il nascente parco non ne disturbi le sobrie e semplici linee.
L’applicazione delle indicazioni della commissione ha richiesto delle riflessioni sulla destinazione di alcuni settori del parco e l’elaborazione di un progetto: senza un progetto, infatti, si naviga a vista e presto o tardi il patrimonio del parco finisce per degradarsi.
Lo sviluppo del progetto non tiene conto unicamente delle flore che si vogliono rappresentare, ma anche degli aspetti paesaggistici, della fruizione, della scenografia. L’idea di fondo del nostro progetto è che non solo le flore delle zone scelte siano rappresentate: vogliamo anche evocarne i paesaggi e le fisionomie delle vegetazioni, in modo da trasportare il visitatore, indurre uno spaesamento e fargli dimenticare dove si trova.
Importante in questo senso è la lettura del luogo, che deve permettere, ancora una volta, di cavarne il meglio. In questo senso va letta per esempio la pulizia della roccia centrale dell’Isola grande: trattandosi del punto naturale più alto dell’isola (la cima della montagna) si è reputato che la sua forza paesaggistica dovesse essere messa in evidenza e non nascosta. La roccia madre è stata liberata anche in altri punti, espressamente per lasciare trasparire l’origine dell’isola.
Fase esecutiva
Dal 2004 la conduzione del parco ha avviato la messa in opera del progetto. Tenuto conto dell’invecchiamento di cui si è detto sopra, gli interventi non potevano essere solo progressivi: puntualmente occorreva iniziare dalla base, allontanando le piante presenti, ricostituendo terreni idonei e provvedendo alla messa in opera di sistemi di drenaggio efficienti.
Solo dopo questo lavoro di preparazione è possibile mettere a dimora nuove piante. Certo, ci vuole del tempo prima che gli esemplari siano belli, ma qui affrontiamo un altro argomento...: per costruire (o restaurare) un parco ci vuole tempo!
Senza contare che il nostro parco non ha mezzi finanziari sufficienti per acquistare sul mercato piante di grandi dimensioni, per garantire un approccio scientifico moderno di preferenza approfittiamo di una rete di scambio di semi fra giardini botanici. Questo approccio, che garantisce un accesso senza pari a un numero notevole di specie non reperibili in commercio, segue anche la tendenza attuale dei giardini botanici a profilarsi come centri di conservazione del patrimonio genetico delle specie (v. per esempio il Piano d’azione per i Giardini botanici nell’Unione Europea). Il lavoro di scelta delle specie è impegnativo e il reperimento di specie particolari può richiedere molto tempo, ma a lungo andare garantisce collezioni significative.
Questa scelta implica che la struttura disponga di un vivaio organizzato e condotto da personale competente idoneo. Alle isole la produzione vivaistica seria è iniziata da pochi anni ed è normale che prima di vederne i risultati, visto che alberi e arbusti non crescono per miracolo in tempi brevi, siano necessari diversi anni. Dal momento in cui il materiale è pronto per la messa a dimora al pieno sviluppo in campo passano ancora diversi anni.
La scelta delle specie tiene conto del fatto che un giardino come il nostro, aperto 8 messi l’anno, non può evidentemente permettersi di puntare tutto su fioriture primaverili certamente spettacolari ma troppo effimere. Così, per esempio, le zone fitogeografiche del Sudafrica e dell’Australia, che dal 2005 sono state notevolmente implementate e presente ora spettacolari fioriture di tarda estate: sono molto attrattive quando Camelie e Azalee offrono solo verde. Mai come ora la famiglia australe delle Proteaceae (presente in particolare nell’Africa australe e in Australia) è così ben rappresentata alle Isole: chi la conosce potrà ammirarne gli esemplari spettacolari, mentre chi la ignora è invitato a farne la scoperta. Citiamo, fra le specie messe a dimora negli ultimi anni,
Anacampseros recurvata, Antimima pygmaeum, Antimima ventricosa, Aridaria brevicarpa, Aspalathus chortophila, Aulax pallasia, Banksia div. spp., Bergeranthus scapiger, Brabejum stellatifolium, Cephalophyllum alstonii, Cephalophyllum caespitosum, Cephalophyllum pillansii, Cephalophyllum spongiosum, Conicosia elongata, Conicosia pugioniformis, Delosperma lavisiae, Delosperma nubigeum, Disphyma dunsdonii, Drosanthemum bicolor, Drosanthemum floribundum, Drosanthemum hispidum, Drosanthemum speciosum, Erepsia lacera, Erica bergiana, Erica tenella, Erica tumida, Erica vestita, Hereroa calycina, Jordaaniella cuprea, Khadia alticola, Lampranthus bicolor, Lampranthus multiradiatus, Lampranthus roseus, Lampranthus spectabilis, Lampranthus spiniformis, Leucadendron div. spp. Leucospermum glabrum, Leucospermum guenzii, Malephora crassa, Malephora crocea, Protea aurea, Protea neriifolia, Protea repens, Protea mammosa, Ruschia marianae, Ruschia maxima, Ruschia multiflora, Ruschia radicans, Ruschia rubricaulis, Sceletium emarcidum, Sceletium tortuosum, Serruria florida, Stoeberia frutescens.

Protea neriifolia
Ma molte altre zone sono state valorizzate: abbiamo creato un’aiuola dedicata alle piante succulente, abbiamo riorganizzato e implementato il settore dedicato al Mediterraneo, il Bagno romano con la collezione di piante utili, ecc. Lo scorso anno abbiamo allacciato una collaborazione con ProSpecieRara che ha portato alla realizzazione di un’aiuola delle meraviglie, composta di varietà antiche di ortaggi coltivati in Svizzera.

Tra le piante utili del Bagno romano: Withania somnifera, il
gingseng indiano,
chiamata in sanscrito Ashwagandha, dal significato "che ha l'odore di cavallo"
perché sembra che dia la forza di un cavallo.
Grazie al nostro lavoro le collezioni di piante si stanno arricchendo notevolmente (dal 2005 sono state introdotte oltre 300 nuove specie) e siamo sicuri che lasceremo ai nostri successori un bel parco, un buon patrimonio di specie qualificanti e individui ben cresciuti.
Così, gli interventi risoluti effettuati dal 2004 in poi, nei prossimi anni cominceranno a esprimersi.
Problemi fitosanitari, sicurezza e piantagioni errate
La realizzazione del progetto ha richiesto alcuni interventi drastici sulla vegetazione presente ma solo poche piante sono state soppresse per seguire il progetto: la maggior parte è stata rimossa perché aveva subito varie vicende della vita.
In particolare va segnalata la presenza di un fungo parassita, l’Armillaria mellea (peraltro apprezzato in cucina con il none di Chiodino), che costituisce uno dei maggiori problemi fitosanitari dell’isola. La proliferazione del parassita, che non è trattabile né chimicamente né biologicamente, è dovuta all’uso di compost immaturo, ai ristagni d’acqua e alla lavorazione non ottimale. Per capire il problema nel 2005 la Commissione scientifica si è recata all’Istituto agrario di San Michele all’Adige (Trento), dove sono in corso ricerche di punta su questo soggetto, e nel 2006 ha organizzato una giornata di formazione per i propri giardinieri aperta anche a specialisti di settore. Operativamente il parco ha poi adottato le misure preventive necessarie, consigliate dagli specialisti dell’Istituto di San Michele: estirpazione (nel limite del possibile) di tutte le radici di alberi morti e di individui ancora vivi ma con segni evidenti di attacchi, rinuncia all’utilizzo di composto nelle aiuole (ora è smaltito nelle zone coperte da bambù, che non sono soggetti alla malattia), tecniche colturali appropriate e rinuncia alla messa a dimora di nuove specie legnose nelle zone attaccate, per un periodo di circa decina di anni. Lo scorso anno, per esempio, un’aiola particolarmente colpita è stata risanata, dotata di un sistema di drenaggio e ripiantata con una parte della collezione di bambù già presente nel parco, che è così stata reimpostata e valorizzata.

Funghi parassiti alla base del tronco di una maestosa falsa
canfora (Cinnamomum glanduliferum) abbattuta nel 2006.
Diversi settori del parco sono colpiti, e molte piante sono cadute a causa dell’Armillaria. Per esempio un esemplare di Franklinia alatamaha (Georgia, USA, estinta in natura), stroncato nel 2004, uno di Tetracentron sinense (Cina) non ancora morto ma con una riduzione progressiva dello stato vegetativo, eliminato nel 2007, e una grande Canfora, abbattuta nel 2006, dopo che per anni il suo vigore vegetativo si riduceva inesorabilmente. L’abbattimento di questo esemplare non solo ha rattristato il nostro cuore, ma è anche stato molto costoso: per evitare di danneggiare gli Eucalipti circostanti si è infatti reso necessario un intervento combinato di arboricoltori e elicottero. Probabilmente avrebbe potuto vivere ancora qualche anno, ma in questo caso vi era un altro problema: la presenza massiccia di rami secchi era una fonte di grande pericolo per il pubblico e visto che un parco deve rispondere anche dell’incolumità dei suoi visitatori, dopo discussione in seno alla Commissione e sentito il parere del responsabile della ditta specializzata in potature di grandi alberi che segue il nostro giardino, si è deciso l’abbattimento.
A proposito di sicurezza e in relazione agli eventi naturali esterni va citata la perdita involontaria di una Metasequoia glyptostroboides (la specie è un fossile vivente, scoperto in Cina vivo alla fine degli anni ’40 del ‘900 e l’esemplare in questione era cresciuto dai primi semi inviati ai giardini botanici subito dopo il ritrovamento in natura). Una notte d’estate del 2006 la pianta, tenuta d’occhio per un importante marciume alla base del tronco, è stata spezzata dal vento a due metri di altezza ed è caduta rovinosamente su una panchina. Se lo schianto si fosse prodotto di giorno le conseguenze sarebbero state molto più che affettive. Piante patite o indebolite possono quindi costituire un grande pericolo, in particolare in occasione di forti venti.
Anche la neve può costituire un pericolo per le piante. A causa delle temperature locali, la neve alle isole è di norma pesante e cade su piante che in genere non sono predisposte a forti carichi di peso esterno, come le molte specie sempreverdi, che offrono alla neve una grande superficie di accumulo. Così, per esempio, all’inizio del 2004 la neve a causato la perdita di un esemplare di Luma apiculata (Cile). Nel corso dell’inverno del 2005, particolarmente ricco di neve, non ci sono state perdite, ma la neve ha causato molte rotture di rami. Nel limite del possibile gli individui colpiti sono stati soccorsi con potature mirate, ma va detto che questo tipo di rotture può produrre fessure e crepe nelle quali, in un secondo tempo, possono insediarsi parassiti e marciumi.

Luma apiculata (Cile), abbattuta dalla neve nel 2004.
Ma sono stati abbattuti anche altri alberi: nella maggior parte dei casi non per sfizi formali, ma semplicemente perché in passato erano state effettuate piantagioni errate con, ad esempio, alberi di prima dimensione piantati in terreni poco profondi, a ridosso di muri o uno a poca distanza dall’altro. Perciò, sulla base di analisi particolareggiate delle situazioni, sono state prese le decisioni che si imponevano cercando di valorizzare al meglio le presenze. Un giovane Cipresso del Cashmir, presente fino al 2006, è stato eliminato seguendo questa riflessione: si sarebbe sviluppato in un albero mastodontico, con un diametro di una trentina di metri, e in pieno sviluppo sarebbe entrato in conflitto con le palme esistenti e in particolare con un esemplare straordinario di Jubaea chilensis (Cile) messo a dimora dalla Baronessa Antoinette de St. Leger circa un secolo fa. In questo caso era evidente che la pianta era stata piantata al posto sbagliato.
In ogni caso gli individui morti o soppressi, se legati a un particolare interesse botanico,sono stati riprodotti nel nostro vivaio e sono già stati rimessi a dimora nel parco.
La direzione e la Commissione scientifica si sono chinate anche sul tema della trasmissione dell’informazione. Quest’anno cambieremo le etichette delle specie: la nuova veste grafica riporta, accanto alle informazioni scientifiche sulla sistematica e la zona di origine, i nomi volgari in quattro lingue (italiano, tedesco, francese e inglese) e offre uno spazio anche per informazioni varie sotto forma di pittogrammi (p. es. tossicità, utilizzi, ecc.).
Nel corso dell’anno saranno impostate anche le informazioni più dettagliate: storia, caratteristiche delle aree geografiche rappresentate, ecc. In questo caso la necessità di comunicare in quattro lingue dovrà portare a formulazioni essenziali e mirate, per evitare di tempestare il parco con una segnaletica eccessiva.
Speriamo che queste informazioni contribuiscano a far comprendere che la conduzione di un giardino botanico richiede competenze e riflessioni approfondite e l’adozione di precise misure di gestione.
Vi invitiamo a visitare il Parco botanico delle Isole di Brissago per ammirare le molte meraviglie che lo compongono.
Guido Maspoli, 18 marzo 2008

Agave americana, fotografata il 9 maggio 2007,
anche nel 2008
si potrà ammirare questa straordinaria infiorescenza.
Allegato
Parco botanico del Cantone Ticino, Isole di Brissago
Direzione
Direttore:
Capo giardiniere: |
Guido Maspoli, biologo
Mattia Boggia |
Commissione scientifica del Parco:
Presidente:
Segretaria:
Membri:
Consulenti esterni: |
Daniele Fuog, responsabile stazione di ricerca Syngenta (VD)
Pia Giorgetti Franscini, delegata STSN, conservatrice per la botanica presso Museo cantonale di storia naturale
Rolf Blaser architetto, specialista arboricoltura
Mauro Jermini, direttore Agroscope Cadenazzo
Francesca Palli, docente di biologia e chimica, Liceo di Locarno
Pietro Romerio, delegato STSN, farmacista
Luigi Colombi, responsabile del Servizio fitosanitario cantonale
Filippo Rampazzi, direttore del Museo cantonale di storia naturale di Lugano
Pietro Stanga, capo ufficio dell'Ufficio forestale dell’VIII circondario
Rolf Rutihauser, professore presso l’Istituito di Geobotanica dell’Università di Zurigo. |

Fremontodendron californicum
Sito web del Parco botanico delle Isole di Brissago
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