Articolo 9

Dagli archivi della STSN articoli mensili proposti, durante il 2003, sul quotidiano la Regione

Zoologia ieri e oggi: 100 anni di storia dalle pagine del Bollettino.

Cecilia Antognoli

Ricorrono quest’anno i 100 anni di fondazione della Società ticinese di scienze naturali (STSN) e l’anniversario è l’occasione per ripercorrere la storia della ricerca scientifica sulla fauna ticinese. La STSN, fin dalla sua nascita, ha pubblicato regolarmente un Bollettino per divulgare le scienze naturali. Questo Bollettino rappresenta una sorta di specchio della società civile e della comunità scientifica. In un secolo, infatti, il pensiero scientifico e l’attività dei ricercatori ticinesi hanno subito una grande evoluzione. Il naturalista polivalente e “solitario” si è trasformato nello specialista, che collabora con ricercatori di discipline diverse, per affrontare problemi spesso molto complessi.

Il piacere di scoprire e descrivere

Fontana

Gli strumenti di lavoro dell’entomologo Pietro Fontana.

I ricercatori d’inizio secolo sono naturalisti nel senso più ampio del termine, uomini di scienza aperti a numerose discipline, ma anche zoologi attenti e competenti. I temi trattati nel Bollettino spaziano dalla segnalazione di nuove specie animali, allo studio della distribuzione sul territorio di interi gruppi animali, alle ricerche pionieristiche sulle esigenze ecologiche di specie particolari. Attraverso le pagine del Bollettino questi personaggi ci lasciano informazioni interessanti, non solo dal profilo naturalistico, ma anche personale. Scrivono spesso in modo colloquiale e personale di loro stessi e dei loro colleghi “L’amico mio sig. Pietro Fontana a Chiasso, nelle sue fortunate ricerche entomologiche…”. Da questi scritti traspare la grande passione che li anima, il piacere di descrivere e di comunicare tutto quanto scoprono in un territorio naturale ancora poco esplorato. Operano, infatti, in un periodo durante il quale ogni escursione rappresenta occasione di nuove scoperte scientifiche.

Il primo articolo riguardante la fauna appare a un anno dalla nascita del Bollettino, nel 1904, è firmato da Angelo Ghidini, eccellente naturalista autodidatta e impagliatore di animali (il Museo cantonale di storia naturale a Lugano conserva numerosi suoi esemplari). Dalle pagine del Bollettino egli svolge un importante ruolo di divulgatore scientifico, è infatti autore di oltre la metà della trentina di articoli di zoologia apparsi tra il 1903 e il 1915. La morte prematura di Ghidini lascia un vuoto, che solo nel 1923-26 è colmato da sei articoli firmati dall’entomologo Pietro Fontana. Autodidatta, impiegato postale a tempo pieno, Fontana dedica tutto il tempo libero alle sue ricerche “rubando il minuto all’ora”, come lui stesso dice. La sua collezione di insetti, circa 30’000 coleotteri, è tuttora conservata al Museo di storia naturale a Lugano.

Per la prima volta arricchisce gli elenchi di specie di annotazioni personali sul comportamento o sull’ambiente occupato dalle singole specie. Per esempio descrivere il comportamento di una coccinella (Subcoccinella 24-punctata) annota: “Si tratta del solo genere vegetariano, tutte le altre coccinelle sono utilissime, divorando in gran numero i pidocchi delle piante…”; oppure riferendosi a Thanathophilus thoracica: “… un esemplare, 21-7-1095, Generoso, succhiava gli ultimi avanzi di una pelle di rospo …”; oppure di Liodes cinnamomea: “… Divora i tartufi. Ricevuti poi replicatamente da un signore di Chiasso da me pregato di portarmi i tartufi bucherrellati e che contenevano questi insetti…”. Sebbene in quel periodo non si usi descrivere i metodi di indagine, Fontana è molto scrupoloso nel fornire dettagli importanti delle sue raccolte.

Conoscere per proteggere: il confronto con la complessità

In un secolo di ricerca faunistica anche gli strumenti istituzionali a disposizione dei ricercatori hanno subito grossi cambiamenti. Nell’ultimo decennio del Novecento si consolidano gli strumenti giuridici nell’ambito della protezione della natura. Viene istituito l’Ufficio cantonale per la protezione della natura e nascono uffici privati di consulenza ambientale in cui operano biologi professionisti. La necessità di proteggere incrementa lo sforzo per migliorare la conoscenza del territorio. Questa evoluzione si riflette anche sul Bollettino con l’apparizione di articoli a carattere eco-faunistico. Non è quindi un caso se più di un quarto dei contributi inerenti la fauna apparsi in 100 anni è stato pubblicato negli ultimi 10 anni e se la maggior parte si riallaccia a temi legati alla protezione della natura. Tra questi lavori citiamo due importanti opere: Studio naturalistico del fondovalle valmaggese (1993) e Prati magri tra passato e futuro (1995). Si tratta di ricerche interdisciplinari tra zoologia, botanica, agricoltura, climatologia, ecc. Sono indagini che cercano di fornire un quadro e una valutazione complessivi, piuttosto che settoriali e slegati, come era stato finora. Appare perciò logico che questi lavori siano realizzati a più mani, nel segno della collaborazione tra specialisti di discipline diverse. Nell’ultimo decennio gli articoli firmati da due o più autori sono addirittura più della metà, mentre prima del 1980 si aveva solitamente un unico autore.

Nuove esigenze: l’applicazione delle conoscenze

L’interesse sempre maggiore per gli aspetti naturalistici del territorio, la necessità di definire il valore ecologico degli ambienti, affiancati dalle maggiori occasioni di studio, portano l’attenzione dei professionisti anche su gruppi di animali finora poco considerati. Viene così favorito lo studio degli invertebrati, ai quali ora si riconosce un importante ruolo di bioindicatori al pari della vegetazione.

Anche i sistemi di ricerca evolvono rapidamente. Cresce l’impegno nella descrizione e standardizzazione del metodo d’indagine, per garantire una lettura più trasparente dei risultati e poter ripetere le stesse indagini in futuro. Aspetto quest’ultimo di particolare importanza per la realizzazione di controlli sull’efficacia delle misure di protezione introdotte. I censimenti di animali diventano più raffinati e “oggettivi” per ottenere materiale adatto all’analisi statistica eseguita al computer, strumento che permette ora di trattare una grande quantità di dati offrendo nuove possibilità di analisi. E così, dagli anni Ottanta, anche la struttura e il linguaggio degli articoli diventano più tecnici e impersonali. Nel 1982 vengono date per la prima volta le Direttive per gli autori, necessarie al pari della rilettura critica degli articoli per dare un taglio più scientifico al Bollettino.

I contributi faunistici propongono in modo sempre più costante consigli destinati alla pratica. Tra gli esempi più recenti citiamo l’articolo Inventario odonatologico delle zone umide planiziali del Cantone Ticino (Svizzera) e basi per un programma d’azione cantonale (2002). Questo lavoro permette di definire, per la prima volta in Ticino, le specie di libellule con priorità di protezione a livello regionale e di individuare ambienti e settori importanti per la conservazione di questi insetti. Oppure il significativo articolo Verifica degli interventi di gestione dei prati magri del Monte San Giorgio (2001), che fornisce indicazioni pratiche per migliorare la gestione delle aree interessate. Questo studio è stato realizzato integrando ben tre gruppi faunistici: ragni, farfalle e cavallette, accanto agli aspetti floristici.

Va infine segnalata la comparsa nelle pagine del Bollettino di nuove discipline, quali la genetica e la microbiologia, che propongono l’applicazione dei loro metodi di analisi e intervento anche nel campo della zoologia. Per esempio la genetica nello studio della classificazione animale, oppure la microbiologia nel controllo biologico di popolazioni di zanzare sul Piano di Magadino.

Il livello attuale delle conoscenze sulla fauna ticinese è stato però raggiunto anche grazie a ricerche pubblicate in altre riviste o opere scientifiche. Inoltre, lo studio della fauna che popola il nostro territorio non si esaurisce certo in 100 anni: molto resta ancora da scoprire e da chiarire per meglio proteggere e conservare la natura.

Logo STSN