Articolo 8

Dagli archivi della STSN articoli mensili proposti, durante il 2003, sul quotidiano la Regione

La frana al Motto di Arbino e la formazione del lago d’Orbello

Raffaele Peduzzi e Mauro Tonolla

Il lago d’Orbello è il lago naturale di formazione più recente in Svizzera.

Nel 1928 la frana del Motto d’Arbino ha ostruito la Valle d’Arbedo e impedito il fluire della Traversagna, la fotografia dell’epoca riprende l’inizio della formazione del Lago.

Lago Orbello

Fig. 1 – Ostruzione della Valle e inizio della formazione
del lago d’Orbello (foto del 1928, proprietà Mario Bolgiani)

Ripercorriamo questo evento naturale mediante gli articoli apparsi su diversi numeri del Bollettino della Società ticinese di Scienze naturali (STSN) prima e dopo lo scoscendimento. In questi contributi abbiamo potuto reperire elementi scientifici molto importanti pubblicati durante l’avvenimento. Inoltre per noi si tratta di ritornare su un nostro lavoro peritale effettuato sul Lago d’Orbello per mandato della Società di pesca “La Bellinzonese” negli anni 1980/85.

La STSN è sempre stata molto attenta ai cambiamenti sul territorio e puntualmente ne ha segnalato le diverse modificazioni. In questa “cultura del territorio”, dimostrata sull’arco dei suoi cento anni di vita, ha documentato uno degli eventi che hanno cambiato il paesaggio ticinese: la frana del Sasso Marcio che ha portato, nel 1928, alla formazione del Lago d’Orbello.
Già nel 1925 il bollettino della Società riporta “uno dei primi pubblici richiami” alla minaccia dello smottamento.

In un nostro recente contributo sul Bollettino del centenario della STSN abbiamo diffusamente riferito sulla cronistoria dello scoscendimento attingendo alle pubblicazioni apparse tra il 1925 ed il 1929, ed all’eccezionale documentazione fotografica di proprietà della famiglia Mario Bolgiani di Arbedo, di cui riproponiamo nella figura 1 l’ostruzione della Valle.

Mario Jäggli (1880-1959), socio fondatore della STSN nel 1903 e suo presidente all’epoca dello scoscendimento, informò compiutamente la Società descrivendo l’evoluzione dell’evento. Nei suoi articoli scientifici sono contenute le osservazioni dei primi movimenti geologici che precedettero lo smottamento causa della formazione del Lago. (Tab.1).

Tab. 1 – Misurazioni sui movimenti della montagna tra il 1888 e il 1924 (da Jäggli, 1925)

Periodo Spostamento verticale (cm/anno) Spostamento orizzontale (cm/anno)
1888-1902
4,1
2,9
1902-1919
6,9
4,9
1919-1924
12,2
9,6

Dalla lettura dei bollettini traspare come lo Jäggli fosse cosciente di trovarsi di fronte ad un evento di portata storica. Nel suo contributo del 1925 egli così si esprimeva: “Un fenomeno geologico che merita di essere seguito colla massima attenzione e che potrebbe destare qualche inquietudine se mantenesse, nel suo andamento, l’attuale ritmo progressivo”.

” Come noto, il deprecato cataclisma si produsse, quasi improvvisamente, nel pomeriggio del due ottobre”
G. Gemnetti, membro del Comitato della Società così illustra l’avvenimento: “E il due ottobre, alle 8,45 di mattina, il dirupo di Sasso Marcio si accasciava, in parte, su se stesso e nel pomeriggio, alle 3 e 25, con immenso fragore, udito a parecchi chilometri di distanza, tutto il versante fra val Taglio e val Pium si sfasciava e precipitava a valle in una immane lavina di blocchi, di alberi, di cascine, avvolti in una densa nube di polvere.”
Viene pure riportato il racconto di un testimone oculare dell’epoca, un operaio delle Officine delle FFS che stava riparando un tetto: “Una visione spaventevole si parò ai nostri occhi. Vedemmo il Sasso Marcio, monte boscoso in parte, muoversi dalla cima alla base, sgretolarsi, sfasciarsi e cadere con grande fragore. Vedemmo i dossi laterali del monte stesso scendere, sdrucciolare a grandi strati, con alberi isolati e anche zone di bosco intere, per poi scomporsi in basso, e mescolarsi col terriccio e coi macigni. Uno strano rombo e scricchiolio di alberi e radici che si spaccavano, accompagnava il terrificante spettacolo…”

Sin dalla sua formazione, il lago d’Orbello presenta caratteristiche uniche per la Svizzera, come possiamo desumere anche dalle informazioni contenute nel libro di Filippo Bianconi “Laghi alpini del Ticino”, che così sintetizzano le caratteristiche del corpo d’acqua: “esso è infatti un fuori-classe, […] ha caratteristiche del tutto diverse da quelle degli altri laghetti, […] non appartiene già più ai laghi alpini, si trova già nella fascia insubrica, […] deve invece la genesi alla frana del Motto d’Arbino dell’ottobre 1928 […] la quale ha ostruito la Traversagna formando una diga naturale, che fortunatamente ha resistito alla pressione del lago…”

Dal punto di vista limnologico il lago si presenta globalmente come un ecosistema equilibrato per le sue caratteristiche fisico-chimiche, planctoniche ed ittiche. L’unico elemento inusuale è rappresentato dalla presenza invasiva di Elodea canadensis.

L’Elodea canadensis, specie di pianta acquatica presente nel lago a partire dall’inizio degli anni ’80, è probabilmente stata portata inavvertitamente tramite pesci d’esca provenienti da altri laghi subalpini (Ceresio, Verbano) oppure tramite uccelli acquatici di passaggio. La storia della sua diffusione risale al secolo scorso e risulta interessante ripercorrerla nelle tappe salienti. Essa appare in Irlanda nel 1836 e si insedia poi in Scozia e in tutta l’Inghilterra nel 1842. In Francia è introdotta tramite il Canale di Caen e raggiunge il Mezzogiorno della Francia nel 1899. Invade pure: Belgio, Olanda, Germania, Svizzera, Danimarca, Svezia, Russia e Ungheria.
Nel nostro paese è segnalata nel 1880 contemporaneamente nel Lago Lemano e nel Lago di Zurigo dove in particolare sorgono i dubbi che provenisse dal giardino botanico della città. Del resto l’ipotesi che sia sfuggita alla coltura di molti giardini botanici dell’Europa centrale che l’avevano trapiantata, è ammessa da più autori.
Nello stesso Lago di Zurigo un anno dopo la sua apparizione proliferò creando grovigli così fitti da ostacolare la navigazione dei battelli fino a riva. Certamente per questi motivi si meritò il nome di “Wasserpest”. Sempre nelle acque del Lago di Zurigo nel 1882 regredì spontaneamente.
Al Sud delle Alpi fa la sua apparizione per la prima volta a fine Ottocento nel Lago di Garda, per poi invadere progressivamente tutta la penisola italiana. Sul nostro territorio è segnalata nel 1882 ne Lago di Lugano e nel 1903 nel Lago Maggiore.

Attualmente considerata la nuova diffusione dell’Elodea sarebbe auspicabile effettuare indagini approfondite sullo stato attuale del Lago d’Orbello. In particolare è risaputo che questa pianta predilige le acque stagnanti ed ha una riproduzione rapida. La conoscenza dei tempi di rinnovo dell’acqua nel bacino e di altre dinamiche biologiche risulterebbe molto utile alla preservazione del lago più giovane della Svizzera, la cui formazione è stata così ben documentata dalla nostra Società.

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