Articolo 7

Dagli archivi della STSN articoli mensili proposti, durante il 2003, sul quotidiano la Regione

“Barriere coralline” in Ticino ?

Francesca Palli

Verso la metà del ’900, fu chiarito come la crosta terrestre sia suddivisa attualmente in otto zolle principali e una dozzina di dimensioni minori. Le zolle si muovono l’una rispetto all’altra: dove si allontanano è prodotta nuova crosta oceanica mentre in altri punti esse si scontrano o sprofondano l’una sotto l’altra. Gli spostamenti delle placche sono estremamente lenti, pochi centimetri l’anno, ma se si considerano tempi di milioni di anni, questi spostamenti raggiungono diverse decine di migliaia di chilometri (Bollettino, n° 73, 1985, La geologia del Sottoceneri come esemplificazione della deriva dei continenti).
Le rocce, che costituiscono il Ticino, si formarono in luoghi anche molto distanti e in tempi molto diversi. Gli gneiss della zona del Monte Ceneri, formatisi più di 350 milioni di anni fa, sono fra le rocce più antiche del Ticino.

Il carbone ticinese

All’inizio del Carbonifero (345-280 milioni di anni fa) le terre emerse erano suddivise in due grossi continenti, a nord il Laurasia, a sud il Godwana, il Ticino si trovava nella fascia settentrionale del Godwana nella zona tropicale, il clima caldo e umido favorì lo sviluppo di estese foreste costituite soprattutto da felci arboree, licopodi giganti e equiseti, da esse si originarono i giacimenti di carbone. Interessanti fossili del Carbonifero sono stati trovati a Manno e a Cimadera.

Durante il periodo seguente, il Permiano (280-225 milioni di anni fa), tutti i continenti erano riuniti in unico blocco chiamato Pangéa, originatosi dallo scontro fra il Godwana e il Laurasia, il Ticino venne a trovarsi in una zona tropicale calda e secca e fu sottoposto a un’intesa attività vulcanica le cui tracce, sottoforma di tufi, porfiriti e porfidi sono visibili sull’Arbostora, a Maroggia e alla base del Monte San Giorgio (Bollettino, n° 18, 1923, La geologia della penisola del S.Salvatore).

Nascita dell’oceano Tetide

Durante il Triassico (225-190 milioni di anni fa), il Pangea iniziò a dividersi: tra il futuro continente africano e il futuro continente europeo, si formò, ad oriente, un ampio bacino occupato da un oceano chiamato Tetide che continuerà ad espandersi verso ovest anche nel periodo successivo, il Giurassico (190-136 milioni di anni fa).

Campolungo oggi   campolungo_ieri

Sezione sottile di aculei di riccio di mare, a sinistra di esemplari attuali,
a destra di fossili del Triassico rinvenuti nelle rocce metamorfiche
del Passo del Campolungo. (Fonte: Bollettino STSN, n° 58, 1965)

Nella parte centrale di questo bacino sedimentarono le rocce che diedero origine alle Alpi. Questi sedimenti, per lo più di mare aperto, furono caratterizzati fin dalla loro formazione, da una scarsa presenza di fossili. Il metamorfismo alpino modificò e distrusse buona parte di questi già scarsi fossili, ciò nonostante, al Campolungo, fu possibile rinvenire numerosi resti di ricci e di gigli di mare (Bollettino, n° 58, 1965, Resti fossili di echinodermi nelle rocce mesozoiche metamorfiche della regione del Campolungo).

A sud della Tetide, si formò un’ampia laguna separata dal mare aperto da una barriera corallina, oggi riconoscibile nelle dolomie del San Salvatore e del Monte di Caslano, in questa laguna caratterizzata da acque calde, poco profonde e ricche di vita si depositarono sedimenti diversi, dolomie, scisti e calcari. Questi giacimenti, che hanno raggiunto localmente uno spessore di oltre mille metri, sono molto diversificati, dato che le condizioni di sedimentazione mutarono spesso, infatti, il mare avanzò e si ritirò più volte.

A questo periodo risalgono i fossili del Monte S.Giorgio, tali fossili di importanza scientifica straordinaria, sono inclusi in scisti bituminosi, alternati a strati di dolomia e di tufo vulcanico. Nel 1924, Bernhard Peyer, docente all’Università di Zurigo, coadiuvato ben presto da Emilio Kuhn-Schnyder, allora giovane studente, iniziò una campagna di estrazione e di studio dei fossili del S.Giorgio. Nel 1963, Emilio Kuhn-Schnyder, diventato pure lui docente all’Università di Zurigo, pubblica sull’Archivio Storico Ticinese uno studio riassuntivo e divulgativo dedicato a questi scavi oramai pluridecennali (Bollettino, n° 57, 1964, I sauri del Monte San Giorgio di Emilio Kuhn-Schnyder).

Ticinosuchus

L’unico rettile esclusivamente terrestre rinvenuto sul S.Giorgio, Ticinosuchus ferox,
può essere considerato un lontano antenato dei dinosauri. (Fonte: “Introduzione
al paesaggio naturale del Cantone Ticino
” Museo cantonale di storia naturale, vol.1, 1990)

La ricchissima fauna fossile del S.Giorgio è in gran parte di carattere marino: accanto a rettili per lo più anfibi, sono state rinvenute numerose specie di ittiosauri, si tratta di rettili perfettamente adattati alla vita acquatica, oggi completamente estinti. Non mancano né pesci né molluschi, tra cui 44 diverse specie di ammoniti, molluschi preistorici della classe dei cefalopodi, molto utili per la datazione delle rocce sedimentarie che li includono.

Il 2 luglio 2003, il Monte S.Giorgio, grazie alla presenza nella regione di reperti paleontologici di eccezionale valore, è stato inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Massima espansione della Tetide

Nel Giurassico (190-136 milioni di anni fa), continuò la disgregazione del supercontinente Pangea e iniziò a formarsi l’oceano Atlantico, mentre al centro della Tetide si formò nuova crosta oceanica ed esso raggiunse così la sua estensione massima.

Breggia

Abitanti del mare tropicale che diede origine, durante il Giurassico, a parte dei sedimenti di Arzo e delle Gole della Breggia.
(Fonte: “Introduzione al paesaggio naturale del Cantone Ticino” Museo cantonale di storia naturale, vol.1, 1990)

Le future alpi meridionali vennero a trovarsi sul lato africano della Tetide, su un microcontinente chiamato Adria. Il clima caldo favorì lo sviluppo di comunità marine ricche di specie, i cui fossili sono stati rinvenuti in varie località del Mendrisiotto: Arzo, Besazio, le gole della Breggia, …, inoltre le differenti condizioni di sedimentazione permisero la formazione di rocce molto variate, straordinariamente rappresentate nelle formazioni delle Gole della Breggia, dove il fiume, grazie al suo potere erosivo, ha messo in mostra sedimenti che si estendono quasi ininterrottamente per circa 100 milioni di anni. La varietà dei fossili, qui ritrovati, è elevata, si tratta per lo più di un centinaio di specie di ammoniti, di pesci, di ricci di mare, di vegetali, di microfossili di radiolari e di microrganismi dal guscio calcareo e di impronte di invertebrati.

Formazione delle Alpi

Nel Cretacico (136-65 milioni di anni fa), iniziò una lenta chiusura del bacino della Tetide, provocata da uno spostamento verso nord della zolla africana. In 100 milioni di anni, la distanza fra Eurasia e Africa diminuì di oltre 600 km. Africa e Europa finirono con lo scontrarsi e tale scontro originò le catene montuose di età alpina e contemporaneamente metamorfizzò più o meno profondamente i sedimenti del Sopraceneri, dando i molto diffusi gneiss, i marmi ad esempio di Peccia e di Castione, gli scisti di vario tipo,…

Balerna

La vita nel caldo mare pliocenico di Novazzano e Balerna.
(Fonte: “Introduzione al paesaggio naturale del Cantone Ticino” Museo cantonale di storia naturale, vol.1, 1990)

Nel terziario (65-2 milioni di anni fa), continuò l’orogenesi alpina, accompagnata da una notevole erosione. Circa 7 milioni di anni fa, il mare tornò per un’ultima volta a bagnare le parti più meridionali del Ticino, nell’area Novazzano-Balerna si depositarono delle argille contenenti una ricca fauna marina e numerosi vegetali fossili (Bollettino, n° 79, 1991, I foraminiferi pliocenici di Castel di Sotto e I molluschi pliocenici di Pontegana).

Osservazione : Per la stesura dell’articolo si è fatto affidamento alle informazioni riportate nella pubblicazione: “Introduzione al paesaggio naturale del Cantone Ticino” Museo cantonale di storia naturale, vol.1, 1990)

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