Articolo 5

Appunti di storia del tempo e del clima ticinesi

Fosco Spinedi
Presidente STSN, 2000 – 2003

Introduzione

La storia della meteorologia in senso stretto incomincia con i Greci e per due millenni i lavori di Aristotele e dei suoi seguaci fecero scuola, oltre a definire buona parte del vocabolario meteorologico. Un buon esempio della concezione della meteorologia ai tempi dei Romani, è invece costituto dalla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.). Verso il IX° Secolo, gli Arabi ripresero le conoscenze sull’atmosfera dei Greci e dei Romani e le diffusero nel bacino del Mediterraneo.

Soltanto a partire dal XV° Secolo furono sviluppati i primi metodi di misurazione strumentale, ma si dovette attendere l’invenzione del telegrafo nel 1835 per poter effettuare uno scambio in tempo reale delle informazioni meteorologiche e permettere le prime previsioni.

La meteorologia in Ticino

La storia della meteorologia in Ticino è strettamente legata alle città di Lugano e Locarno, anche se la serie di misurazione più vecchia è detenuta dal Passo del San Gottardo, sul quale, tra il 1781 e il 1792, la Societas Meteorologica Palatina eseguì i rilievi della temperatura 3 volte al giorno.
I primi rilevamenti della temperatura, a Lugano, furono eseguiti verso la fine del 1700 dal pastore zurighese Hans Rudolf Schino e nella prima metà del 1800, le condizioni meteorologiche rilevate a mezzogiorno furono pubblicate per alcuni anni sul foglio ufficiale del Canton Ticino. A partire dal 1856, il professor Giovanni Cantoni (primo direttore del Liceo) effettuò osservazioni e misurazioni più volte al giorno e nel 1863, su incarico della Commissione Meteorologica Svizzera, il professor Ferri installò una stazione presso il Liceo.

eliometro

L’eliografo di Lugano. Questo rilevatore della durata del soleggiamento
è stato in funzione alla stazione di Lugano dal 1864 al 1990.

La stazione meteorologica seguì gli spostamenti del Liceo, ma i responsabili della stazione furono relativamente pochi, ciò che portò a una buona qualità dei dati osservati e misurati. Il professor Ferri fu, infatti, responsabile della stazione fino al 1914, seguirono poi il professor Malatesta (1914-1930), il professor Vicari (1930-1958) e, dal 1958 fino al 2000, il signor Armando Tison. Il signor Tison, che già prima di diventare responsabile della stazione aveva sostituito il professor Vicari, ha così eseguito le osservazioni e curato la stazione per oltre 40 anni!

Temperatura a Lugano

Andamento della temperatura a Lugano a partire dal 1864.
La linea orizzontale rappresenta la media di tutto il periodo (11.7°C).
Il grafico mostra chiaramente le temperature relativamente calde
a partire dagli anni ’40 e l’impennata verso la fine degli anni’80.

Dopo il 1863, vennero installate altre stazioni, tra le quali quella di Locarno-Muralto, tenuta per ben 55 anni (1878-1933) dal professor Giuseppe Mariani, assieme al professor Ferri uno dei promotori nel 1903 della Società ticinese di Scienze naturali.

Nel 1926 il dottor C. Schmid-Curtius fondò a Orselina l’Osservatorio bioclimatico e geofisico ticinese che, nel 1935, dopo esser stato rilevato dalla Confederazione, fu trasferito a Locarno-Monti diventando l’Osservatorio ticinese della Centrale meteorlogica svizzera, il centro meteorologico regionale per il Sud delle Alpi e l’Engadina.
All’inizio, la ricerca meteorologica in Ticino fu essenzialmente finalizzata a dimostrare le qualità del clima sudalpino per scopi terapeutici. Dei presunti o effettivi benefici del clima insubrico, in particolare per le malattie croniche legate alle vie respiratorie, sono testimoni i numerosi centri di cura e di riabilitazione (Orselina, Agra, Cademario, ecc).
Con l’istituzione del Centro meteorologico, la ricerca assunse un indirizzo più fisico e meno biomedico. Dopo la Seconda guerra mondiale, fu intrapresa una lunga campagna di lotta antigrandine finalizzata alla protezione delle culture di tabacco, che portò a un approfondito studio della fisica delle nubi. In seguito, le ricerche si concentrarono nella creazione di strumentazione automatica e nell’utilizzo delle nuove tecniche di rilevamento, quali radar e satelliti. Le ricerche meteorologiche di base furono sempre accompagnate da ricerche finalizzate alle previsioni del tempo e all’analisi climatologia.

Il Centro meteorologico, ora MeteoSvizzera – Ufficio federale di meteorologia e climatologia o più spesso semplicemente chiamato Locarno-Monti, produce oggigiorno numerose previsioni per svariati campi di attività e continua la ricerca di base e quella applicata.

La meteorologia e la climatologia sul Bollettino della STSN

Contributi di meteorologia apparvero sul Bollettino della Società ticinese di Scienze naturali già nei primi anni della sua pubblicazione e dal 1937 viene regolarmente pubblicato un resoconto annuale sul tempo trascorso.
Oltre ad altri articoli sulla meteorologia, il Bollettino può vantare la pubblicazione delle due più importanti ricerche sul clima sudalpino pubblicate in Ticino in lingua italiana: Il clima di Lugano nel cinquantennio 1864-1914 di Giovanni Ferri e Il clima del Ticino di Flavio Ambrosetti.

Il Ticino “Sonnenstube”

Anche il Bollettino, e non solo la promozione turistica, ha contribuito a diffondere l’abbinamento di Ticino come Sonnenstube, regione perennemente soleggiata e con condizioni climatiche ideali per curare ogni malanno. Nell’articolo di Schmid-Curtius sulla fondazione dell’Osservatorio bioclimatico e geofisico ticinese, questo concetto venne illustrato come segue: “L’Osservatorio deve la sua fondazione al fatto scientificamente documentabile che il clima del Ticino possiede elementi che non possiedono altri climi noti d’Europa, e che costituiscono, pertanto, una novità in materia. Da molto tempo il clima del Ticino esercita una grande attrazione sia da Nord che da Sud. In estate, chi viene dal Sud, incontra nelle sue vallate – specie nella Leventina e nella Mesolcina (sic!) – un sospirato refrigerio, mentre chi vi scende da nord in autunno ed in inverno vi trova luce e calore; – sole, insomma. –

Airolo 1951

La valanga di Airolo del 1951.
Le valanghe e le alluvioni del 1951 hanno rappresentato
l’evento naturale più disastroso nel XX° Secolo nelle Alpi.
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