Articolo 4

Il bacillo della tubercolosi1: storia, attualità ed igiene del territorio

La situazione ticinese all’inizio del novecento

Raffaele Peduzzi, presidente STSN 1989-1991/1995-1996
Antonella Demarta

 Tubercolosi

Cartellone degli anni ’20 con le regole per lottare contro la tubercolosi

La situazione ticinese all’inizio del novecento

All’inizio del novecento un decesso su quattro era, nella nostra regione, imputabile alla tubercolosi. Si capisce perciò quanta paura incutesse questa malattia e che preoccupazioni destasse nella popolazione. Purtroppo, fino alla metà del secolo scorso, non esistevano ancora gli antibiotici per combattere il “mal sottile” o “tisi” e gli ammalati dovevano soggiornare per lunghissimi periodi in strutture ospedaliere dedicate alla cura di questa malattia: i sanatori. In Ticino, terra considerata favorevole al trattamento dei malati tubercolotici grazie al suo clima mite ed alle ore di sole di cui beneficia, esistevano tre sanatori: ad Agra, Ambrì Piotta e Medoscio.
I cittadini residenti vicino ad uno dei sanatori ticinesi si preoccuparono della possibilità che il bacillo della tubercolosi o TBC potesse sfuggire dalle mura del sanatorio e diffondersi sul territorio comunale. Per questo motivo richiesero uno studio da parte dell’allora direttore dell’Istituto Cantonale di Igiene, il Dottor Verda, che pubblicò poi nel 1919 i risultati delle ricerche condotte con un collega sul bollettino della Società Ticinese di Scienze Naturali. Verda motivò la sua indagine scrivendo: “In seguito ai lamenti pervenutici dagli abitanti di un comune situato ai piedi di una collina, sulla quale esiste un Sanatorio per la cura della tubercolosi, abbiamo dovuto occuparci di esaminare l’influenza che, dal punto di vista igienico, una tale struttura poteva esercitare con le sue acque di rifiuto sul comune in questione. Il timore principale della popolazione era che le acque di rifiuto del Sanatorio potessero inquinare…le acque potabili…”.

L’igiene del territorio e le procedure d’analisi

Il bacillo di Koch viene trasmesso essenzialmente per via aerea tramite particelle generate quando un paziente con una tubercolosi polmonare tossisce. Le particelle devono essere molto piccole in modo da poter raggiungere gli alveoli polmonari. Un paziente con una tubercolosi aperta e non curato adeguatamente può contaminare in media tre persone della sua cerchia sociale. I moderni sistemi di ventilazione possono aiutare la diffusione del germe. Ad esempio, è noto il caso recente di trasmissione della tubercolosi da un paziente a diverse altre persone durante un viaggio intercontinentale in aereo. In questo contesto si pensi inoltre al panico attuale generato dalla SARS (sindrome acuta respiratoria severa).
Già allora era risaputo che i pazienti tubercolotici potevano espellere bacilli di Koch tramite le feci. A quei tempi le stazioni di depurazione e le canalizzazioni collettrici non esistevano ancora e Verda segnalava che “…le acque di rifiuto sono condotte, dopo di aver soggiornato in una fossa di putrefazione o chiarificazione (Emscherbrunnen), sui campi sottostanti ancora proprietà del Sanatorio per irrigazione e concimazione degli ortaggi”. L’uso delle acque luride per l’irrigazione e la concimazione dei raccolti era una pratica corrente da almeno 200 anni, ma nel periodo in cui l’articolo fu pubblicato, a mano a mano che le scienze inerenti la microbiologia progredivano ed i concetti di igiene e di salute pubblica si sviluppavano, le preoccupazioni concernenti la possibile trasmissione di malattie tramite acque contaminate aumentavano. Tali preoccupazioni restano estremamente attuali; in pubblicazioni e trattati odierni la sopravvivenza e la velocità di scomparsa di batteri, virus e parassiti nell’acqua e nel suolo vengono studiate per la gestione ottimale delle stazioni di depurazione, per l’eventuale uso agricolo dei fanghi che ne derivano, per la protezione delle acque di falda o per i processi di potabilizzazione dell’acqua. In questi giorni ci è nota “l’emergenza acqua” generata dalla guerra in Iraq; l’acqua contaminata da germi patogeni è veicolo di malattie e solo un’assistenza idrica efficiente potrà evitare l’insorgere di epidemie.
Verda segnalava “Difatti i germi virulenti trasportati nei campi di irrigazione, possono facilmente arrivare alla dissecazione, e quindi essere trasportati dal vento ad inquinare l’atmosfera dei comuni circonvicini…”.
La prima preoccupazione fu quindi di verificare la presenza di bacilli della TBC nelle acque utilizzate per l’irrigazione dei campi. I Micobatteri, di cui il bacillo di Koch fa parte, sono identificabili al microscopio grazie ad una colorazione specifica che sfrutta le caratteristiche particolari della loro parete. Gli autori furono così in grado di osservare la presenza di “bacilli acidoresistenti, aventi i caratteri microscopici del bacillo di Koch” nel sedimento mucillaginoso dell’acqua all’uscita dalla fossa. Non ancora soddisfatti del reperimento di tali bacilli nella fossa settica del Sanatorio, vollero anche verificare la capacità infettiva dei bacilli tramite inoculazione a delle cavie per confermare l’esattezza della loro osservazione. Tale procedura, in uso anche all’Istituto Cantonale di Microbiologia fino alla metà degli anni ’80 che disponeva di uno stabulario per le cavie costruito appositamente per questo tipo di analisi, era accettata come criterio finale della patogenicità di un bacillo acido-resistente. Al giorno d’oggi, la diagnostica si basa prevalentemente su tecniche molecolari, molto più rapide e specifiche, affiancate da metodi colturali più lunghi che permettono però di saggiare la sensibilità del microrganismo agli antibiotici utilizzati nel trattamento.
Dopo aver confermato la presenza ed il potenziale patogeno dei bacilli della tubercolosi gli autori poterono “…affermare che le acque di rifiuto esaminate presentino un reale pericolo d’inquinamento dell’aria.” Oggi sappiamo che Mycobacterium tuberculosis può rimanere vitale per molte settimane anche in materiali essiccati. Le preoccupazioni sollevate non erano quindi ingiustificate.

L’attualità del “mal sottile”

Dopo aver raggiunto negli anni ’80 un minimo storico nel numero di nuovi casi di tubercolosi segnalati nei paesi industrializzati, si è purtroppo constatato una ripresa dell’incidenza di questa malattia. Dal 1978 ad ora, l’Istituto Cantonale di Microbiologia diagnostica in media 45 nuovi casi all’anno. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) i nuovi casi nel 1999 furono, sul piano internazionale, 8,4 milioni e, sempre secondo le previsioni dell’OMS si prevede di oltrepassare fra un paio d’anni i 10 milioni di casi nel mondo. La tubercolosi rappresenta quindi ancora oggi una malattia in espansione che deve continuare a preoccupare, soprattutto vista l’apparizione di ceppi di M. tuberculosis resistenti agli antibiotici.

Nota

1La tubercolosi è una malattia causata da un germe chiamato Mycobacterium tuberculosis o Bacillo di Koch dal nome del medico tedesco, Robert Koch, che lo scoprì nel 1882.

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