Articolo 2

Dagli archivi della STSN articoli mensili proposti durante il 2003 sul quotidiano la Regione Ticino

Quando il Mediterraneo arriva a ridosso delle Alpi

Il cisto bianco, una specie tra Mediterraneo e Alpi

Marco Conedera, Chiara Sini, WSL Sottostazione Sud delle Alpi
Giuliano Greco, 6525 Gnosca

Il Cistus salvifolius L. (denominato volgarmente cisto bianco, cisto a foglie di salvia, cisto femmina, scornabecco o brentina) è un piccolo arbusto di 30-80 cm presente in tutta la fascia costiera del mediterraneo, specialmente nella parte occidentale dove si spinge anche sulle coste francesi dell’Atlantico fino al 47° parallelo. In quest’area il cisto rappresenta una specie tipica della macchia mediterranea, una formazione vegetale a carattere prevalentemente arbustivo, dove il Cistus salvifolius è spesso associato ad altri cespugli sempreverdi come l’erica, il corbezzolo, il ginepro, il pistacchio e altre specie del genere Cistus. In ambienti a maggiore copertura arborea la specie tende invece a occupare le radure e gli spazi lasciati liberi dalla vegetazione più alta. Pur essendo una tipica specie mediterranea, il cisto mostra una certa elasticità per le esigenze climatiche, tanto da riuscire a penetrare sino alle pendici meridionali delle Alpi, dove sopravvive in coincidenza di condizioni stazionali particolari e con microclima favorevole. Il Canton Ticino rappresenta il limite settentrionale di distribuzione della specie nel bacino mediterraneo.

Un interessante caso da studiare

Le prime segnalazioni del cisto in Ticino risalgono al XVIII secolo, ma solo nel XX la specie è stata oggetto di studi approfonditi. Dalla lettura dei Bollettini della Società ticinese di scienze naturali scopriamo che nel 1932 Hermann Christ, famoso botanico basilese e socio onorario della Società nel 1911, racconta con meraviglia della coesistenza nel Locarnese di una specie tipicamente mediterranea – il C. salvifolius appunto – e di elementi della flora alpina come la rosa delle Alpi (Rhododendron ferrugineum). Negli anni Settanta il Bollettino ospita due ampi contributi sulla diffusione e l’ecologia del cisto nella zona insubrica. In questi articoli, firmati da quattro ricercatori del Parco Botanico delle Isole di Brissago (O. Tramèr, P. Ammann, C. Franscella ed E. Frey), vengono riportati i risultati di una ricerca in cui le popolazioni di cisto bianco del Locarnese sono confrontate con quelle tipiche dell’area mediterranea (Sardegna e Costa Ligure). A queste pubblicazioni si aggiunge, nel 1995, un aggiornamento sull’area di diffusione del cisto in Canton Ticino effettuato da Ivo Ceschi all’inizio degli anni Novanta. Sarà questo l’ultimo contributo in ordine cronologico dedicato alla specie, anche se altri studi di approfondimento sono stati nel frattempo effettuati sotto forma di lavori di diploma.

Cosa sappiamo del cisto ticinese?

Da questi studi si desume come la distribuzione geografica di C. salvifolius in Canton Ticino comprenda due aree geograficamente distinte: la zona del Locarnese e una piccola area sul Motto Bruciato, sopra Pollegio-Pasquerio, che costituisce il punto più settentrionale dell’areale alpino. Le stazioni ideali per questa specie sono costituite dagli affioramenti rocciosi esposti a meridione, caratterizzati quindi da ottimali condizioni di insolazione, suoli acidi e poco evoluti e mancanza di competizione con la vegetazione arborea ed arbustiva. Nelle zone a bassa quota, in prossimità del Lago, il cisto risulta più tollerante a condizioni meno favorevoli, quali l’ombra e l’esposizione non ottimale. Ciò è essenzialmente dovuto alla vicinanza con il bacino lacustre, che influenza la temperatura attenuando in particolare i valori estremi invernali. Il limite altitudinale della specie nella nostra regione si trova tra i 700 e gli 800 m s.l.m.

La distribuzione di questo arbusto subisce cambiamenti continui. Non appena si verificano eventi in grado di eliminare la vegetazione concorrente e di stimolare lo sviluppo della specie, questa tende a espandersi. Ciò accade per esempio dopo estreme siccità estive, dopo interventi di taglio, manutenzione dei sentieri e anche dopo un incendio. Il cisto è infatti considerata una specie pirofita, vale a dire favorita dagli incendi: da una parte approfitta dell’eliminazione della vegetazione concorrente, dall’altra il fuoco stimola la produzione di polloni radicali e la massiccia germinazione dei semi, proprietà quest’ultima che alle nostre latitudini è presente solo in questa specie. Con lo sviluppo della vegetazione concorrente, la distribuzione del cisto tende a ridursi rapidamente. In generale negli ultimi anni si è assistito ad una contrazione e frammentazione dell’areale, dovuta probabilmente ad una riduzione degli interventi selvicolturali, all’avanzamento del bosco e alla diminuzione dell’area bruciata, tendenza quest’ultima per altri versi senza dubbio positiva. Questa continua riduzione dell’areale ha determinato l’inserimento della specie (con il grado di “vulnerabile”) nella Lista Rossa delle piante svizzere protette, sottolineando la necessità di sviluppare strategie ed interventi di conservazione.

Le questioni aperte

Malgrado i numerosi studi già effettuati, molti interrogativi sulla presenza di Cistus salvifolius in Canton Ticino sono ancora aperti. Dibattuta è per esempio la questione della sua comparsa: esclusa l’ipotesi che tali stazioni costituiscano dei rimasugli risalenti a fasi climatiche favorevoli durante l’ultima glaciazione, le opinioni si dividono allorché si affronta il tema dell’immigrazione post-glaciale della specie: in quale periodo è avvenuta? Si è trattato di un fenomeno spontaneo o dovuto all’attività dell’uomo?

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