Storia della STSN

Una nascita tormentata

Nel 1833 l’adunanza annuale della Società elvetica di scienze naturali, la grande associazione sovracantonale fondata nel 1815, è ospite di Lugano. Tra i motivi che inducono i maggiori scienziati svizzeri del tempo a riunirsi per la prima volta al Sud delle Alpi trapela il non celato intento di indurre gli intellettuali italofoni a costituire una propria sezione regionale, che promuova gli studi scientifici sul territorio ticinese, come avvenuto in altri cantoni. Il Ticino dell’epoca – da soli trent’anni Cantone unitario e indipendente dopo tre secoli di sudditanza dai landfogti della Svizzera transalpina – è un paese tribolato e litigioso, segnato dal travaglio politico, economico e sociale, alla faticosa ricerca di un’identità di appartenenza a un unico Stato e a un’unica patria.

Nel discorso inaugurale del convegno la creazione di una sezione regionale è fervidamente perorata dal Consigliere di Stato abate Vincenzo D’Alberti, già presidente del primo Governo cantonale nel 1803 e membro della Società elvetica dal 1816. «Dediti li Ticinesi alle belle arti, nelle quali molti di essi illustrarono sè stessi e la Patria, e nel cui esercizio anche attualmente si distinguono parecchi negli esteri Stati ove le professano, le arti meccaniche sono da loro esercitate e in paese e fuori più per pratica che per principj. Le Scienze naturali non sono conosciute (tranne poche eccezioni) che dai professori di medicina, in quanto hanno relazione alla stessa; le Scienze esatte hanno meno cultori ancora. Ma e questi e quelli avessero pure nei diversi rami scientifici da loro coltivati, cognizioni estese e singolari, essi ne fanno tesoro per sè soli; pei loro concittadini rimangono sterili. È desiderabile che sull’esempio di varj altri Cantoni, si formi anche in questo una Società, dove chi le possiede le deponga come in un archivio comune. […] Studiosi Ticinesi! determinatevi dunque a costituire una fratellevole Società per coltivare a forze riunite le Scienze naturali a vantaggio della Patria e dell’umanità, a vostra somma gloria. Alla Storia naturale specialmente dovreste dedicare le vostre cure, giacchè queste valli e questi monti offrono una ricca messe di vegetabili e di minerali, che meritano d’essere conosciuti. Il piacere di scoprirli e di pubblicarne la notizia, piacere degno di ogni cuor generoso, vi compenserà largamente delle fatiche a cui vi esporrà la loro ricerca. Non mancheranno difficoltà per distogliervi dall’impresa: non badatevi: tentatela, e vi riuscirete con onore».L’invito dello statista bleniese non ha però fortuna: frutta solo l’adesione alla Società elvetica di una dozzina di personalità, tra le quali Stefano Franscini. Prima di veder nascere in Ticino una prima effimera Società di scienze naturali dovranno trascorrere ancora ben cinquantasette anni.

Segue infatti un lungo periodo di assoluto silenzio, interrotto solo episodicamente dagli appelli di alcuni illustri studiosi in occasione di ricorrenze particolari. Nel 1857 l’apparizione negli Atti dell’assemblea della Società elvetica tenuta l’anno precedente a Basilea di due note Sui fossili del terreno triasico nei dintorni del lago di Lugano, a cura del naturalista e abate ticinese Giuseppe Stabile, induce Gazzetta Ticinese a riproporre senza successo la creazione di un’associazione scientifica ticinese: «Non v’ha dubbio che, qualora venisse dato da qualche parte l’impulso, un convegno di amici ticinesi delle scienze fisiche potrebbe in breve formarsi, e contribuire non poco a far meglio conoscere ai concittadini la Storia naturale in quanto li possa interessar più davvicino, ed a corrispondere regolarmente così colla Società generale svizzera e con le sue succursali, come con gli scienziati all’estero». A nulla vale, nemmeno tre anni più tardi, il ritorno della Società elvetica nel Ticino con una nuova assemblea nazionale, accolta anch’essa sulle rive del Ceresio e presieduta questa volta da Luigi Lavizzari. Ben altre sono le preoccupazioni nel Ticino di metà Ottocento, in balia delle lotte politiche tra conservatori cattolici e liberali anticlericali, confrontato con le prime forti ondate di emigrazione oltre Atlantico e intento alla realizzazione delle prime grandi opere stradali indispensabili al congiungimento delle disunite terre cantonali(1). Nel 1875 si leva la voce autorevole di Pietro Pavesi, direttore del Regio Museo dell’Università di Genova, ma dal 1865 al 1872 già professore di storia naturale al Liceo di Lugano. Lo scritto è redatto sulla via del ritorno da Andermatt, dove lo studioso ha partecipato alla cinquantottesima adunanza della Società elvetica di scienze naturali. È una chiara denuncia dell’assenteismo ticinese: «Permettetemi che esprima ancora il voto che i Ticinesi si dedichino un po’ più alle scienze naturali, ben più utili del vacuo politicume che li rode, che un numero meno microscopico di essi figuri nelle liste della benemerita ed illustre Società Elvetica come si desidera dai Confederati (il Ticino, quinto fra i Cantoni Svizzeri è l’ultimo per numero di soci) – che infine assistino a questi cordialissimi convegni, a queste feste della scienza, proficue a tutti, dove il colore di partito è uno solo, imparare ed istruire con lustro della patria». Alla sua perorazione fanno riscontro altri quindici anni di silenzio.

Non che l’humus scientifico dell’epoca non sia sufficientemente maturo per intraprendere questo passo. Infatti, se fino alla metà dell’Ottocento l’insegnamento medio- superiore in Ticino era stato di tipo esclusivamente letterario, basato sul latino – vi si trattavano per esempio la grammatica, l’«umanità», la retorica, la filosofia – l’emancipazione della scuola dal potere ecclesiastico aveva rapidamente portato all’introduzione nei programmi scolastici anche di discipline scientifiche quali la fisica, la chimica e le scienze naturali. Grazie a un munifico lascito di Antonio Vanoni (tenente colonnello della Guardia Civica di Lugano morto nel 1846), nel Cantone l’insegnamento della fisica e delle scienze naturali aveva avuto inizio ufficialmente il 24 novembre 1851, a Lugano, nelle aule del Convento di Sant’Antonio dei Padri Somaschi, a un anno dal definitivo incameramento dei beni ecclesiastici da parte dello Stato e dalla fondazione del primo Liceo-Ginnasio cantonale. E nel 1852, nel nascente Liceo era stata istituita una cattedra di fisica sperimentale e di scienze naturali applicate all’agraria, che prevedeva «una lezione quotidiana di Fisica ed una di Storia naturale tre volte la settimana». L’insegnamento delle materie scientifiche vi era impartito da illustri scienziati e naturalisti – Luigi Lavizzari, Pietro Pavesi e Silvio Calloni, tanto per citarne alcuni che si succederanno nella seconda metà del secolo – mentre dai principali centri europei del sapere giungevano le eco delle scoperte e delle invenzioni dell’epoca: la prima lampadina elettrica, del resto, fu accesa in Ticino proprio nel laboratorio di fisica del Liceo cittadino!

Nel 1889 i massimi studiosi elvetici tornano per la terza volta a riunirsi sulle rive del Ceresio. E sull’onda della settantaduesima adunanza annuale della Società elvetica, il 3 aprile 1890 nasce finalmente la prima «Società Ticinese delle Scienze Naturali». Artefice è Giovanni Ferri, vicepresidente del Comitato di organizzazione dell’evento luganese e rettore del Liceo cantonale. Ingegnere, matematico e meteorologo, Giovanni Ferri sarà per ben cinquant’anni anni docente al Liceo di Lugano, dove allestisce un Osservatorio meteorologico e ne pubblica annualmente i risultati, in seguito riassunti nel suo Clima di Lugano nel cinquan-…. La versione integrale della storia è pubblicata sul Bollettino Volume 91, 2003 ed è pure disponibile in pdf.

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