isolebrissago

La Società ticinese di scienze naturali (STSN), che dal 1959 siede con due membri nella Commissione scientifica del Parco botanico del Cantone Ticino alle Isole di Brissago, si dice molto preoccupata per la situazione venutasi a creare e in particolare per il destino stesso del Parco botanico ospitato sulla maggiore delle due isole. Da ben quindici mesi il Parco non ha infatti più un direttore scientifico e amministrativo, tanto che tutte le attività di gestione, di manutenzione e di divulgazione sono lasciate nelle sole mani della Commissione scientifica e del suo presidente, i quali si impegnano su base meramente volontaria ben al di là dei compiti assegnati loro dall’autorità di nomina (Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport).

Per sottrarle alla speculazione privata, il Cantone Ticino acquisì le Isole di Brissago nel lontano 1949 mediante un decreto legislativo che all’articolo 2 recita: “Il Consiglio di Stato è autorizzato ad istituire il Parco botanico del Cantone Ticino, sotto la diretta gestione dello Stato e a stabilirne in via di regolamento l’organizzazione ed il funzionamento”. L’atto di compravendita stabilisce infatti che “le Isole e gli stabili saranno destinati unicamente a scopi di conservazione e volgarizzazione delle bellezze naturali, a scopi culturali, scientifici, turistici”. Ciò fu possibile grazie alla lungimiranza dei politici dell’epoca, quando i problemi del Paese, appena uscito dalla crisi della seconda guerra mondiale, erano certamente ben altri rispetto a quelli odierni. Da allora gli sforzi profusi da più parti per perseguire gli scopi del Parco botanico sono stati considerevoli, tanto che oggi esso è un fiore all’occhiello del nostro Cantone, quale elemento scientifico, culturale, formativo e turistico di grande rilievo, invidiato da molti e decantato persino dalla prestigiosa Società reale di orticoltura britannica (RHS), che nel 2015 visitò le Isole con una delegazione. Non a caso, ancora recentemente, lo Stato ne ha riconosciuto il valore, inserendolo a pieno titolo tra gli istituti culturali del Cantone (Regolamento della legge sul sostegno alla cultura, art. 2).

La diminuzione dei visitatori registrata negli ultimi anni, dovuta in primo luogo alla bassa congiuntura e alle note difficoltà di raggiungere le Isole a un prezzo abbordabile con la Navigazione Lago Maggiore (il 2016 dovrebbe segnare un’inversione di tendenza superando i 60’000 visitatori), sembra tuttavia avere del tutto offuscato la dichiarata rilevanza di questa istituzione culturale e turistica. La questione sembra infatti essersi ridotta al solo problema contabile, mentre da tempo si fa rilevare l’assenza di visioni da parte dell’amministrazione nel proporre un valido progetto di rilancio. Dov’è la lungimiranza dei politici odierni, dei comproprietari e degli enti turistici preposti a valorizzare e rilanciare le istituzioni e le bellezze naturali del nostro territorio? Su questo fronte la STSN non può che costatare un disinteresse e un disimpegno crescente per un Parco che, oggi più che nel lontano 1949, dovrebbe simboleggiare con la sua flora mediterranea e subtropicale il calore del sole del nostro territorio, un motivo per visitare il Ticino e le sue bellezze tra cui le Isole.

E ciò nonostante un’analisi di marketing del “prodotto Isole di Brissago”, fatto eseguire pochi anni fa, abbia evidenziato come “…Le Isole di Brissago vantano un primato invidiabile in quattro voci fondamentali per un giardino botanico posizionato su di un isola: – Botanica – Dintorni (regione) – Natura – Lago. Queste quattro posizioni di forza vanno assolutamente salvaguardate e valorizzate nella comunicazione e nel marketing del prodotto. Qualsiasi attività o progetto che si voglia promuovere, deve partire dalla considerazione che non bisognerà mai intaccare questi valori, casomai arricchirli. In modo particolare il valore assoluto dell’offerta botanica, del rapporto con la natura e con il lago.”. Un primo appello di salvataggio in tal senso venne lanciato due anni fa (vedi edizione del 16 settembre 2014 del Giornale del Popolo), ma da allora l’appello è rimasto inascoltato. Di ciò la STSN si rammarica profondamente, poiché la fine del Parco botanico del Cantone Ticino segnerebbe inevitabilmente anche la fine di tutto il lavoro scientifico, educativo e didattico svolto in ben 67 anni di intenso lavoro nel solo interesse del Paese.

Da tempo, in maniera sempre più insistente, si sta parlando della creazione di una Fondazione quale possibile ancora di salvezza delle Isole e del Parco. La STSN auspica che si possa imboccare questa via, a condizione di rispettare lo spirito originario e che gli statuti della futura Fondazione possano riprendere gli scopi attuali, incentrati tanto sugli aspetti scientifico-didattici quanto su quelli turistici. Questi obiettivi sono tuttavia perseguibili soltanto attraverso un organo dirigente motivato e competente nei molti aspetti di ordine amministrativo, scientifico, tecnico e promozionale che ruotano attorno alla gestione di un moderno Parco botanico, in grado di dare impulso e progettualità a un gioiello unico nell’intero arco prealpino, che a breve potrebbe diventare anche la porta di ingresso del futuro Parco nazionale del Locarnese.

Per la STSN, la Presidente

Manuela Varini