Zoologia ieri e oggi: 100 anni di storia dalle
pagine del Bollettino.
Ricorrono quest’anno i 100 anni di fondazione
della Società ticinese di scienze naturali (STSN)
e l’anniversario è l’occasione per
ripercorrere la storia della ricerca scientifica sulla
fauna ticinese. La STSN, fin dalla sua nascita, ha pubblicato
regolarmente un Bollettino per divulgare le scienze
naturali. Questo Bollettino rappresenta una sorta di
specchio della società civile e della comunità
scientifica. In un secolo, infatti, il pensiero scientifico
e l’attività dei ricercatori ticinesi hanno
subito una grande evoluzione. Il naturalista polivalente
e “solitario” si è trasformato nello
specialista, che collabora con ricercatori di discipline
diverse, per affrontare problemi spesso molto complessi.
Il piacere di scoprire e descrivere
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Gli strumenti di lavoro dell’entomologo
Pietro Fontana. |
I ricercatori d'inizio secolo sono naturalisti nel
senso più ampio del termine, uomini di scienza
aperti a numerose discipline, ma anche zoologi attenti
e competenti. I temi trattati nel Bollettino spaziano
dalla segnalazione di nuove specie animali, allo studio
della distribuzione sul territorio di interi gruppi
animali, alle ricerche pionieristiche sulle esigenze
ecologiche di specie particolari. Attraverso le pagine
del Bollettino questi personaggi ci lasciano informazioni
interessanti, non solo dal profilo naturalistico, ma
anche personale. Scrivono spesso in modo colloquiale
e personale di loro stessi e dei loro colleghi “L’amico
mio sig. Pietro Fontana a Chiasso, nelle sue fortunate
ricerche entomologiche...”. Da questi scritti
traspare la grande passione che li anima, il piacere
di descrivere e di comunicare tutto quanto scoprono
in un territorio naturale ancora poco esplorato. Operano,
infatti, in un periodo durante il quale ogni escursione
rappresenta occasione di nuove scoperte scientifiche.
Il primo articolo riguardante la fauna appare a un
anno dalla nascita del Bollettino, nel 1904, è
firmato da Angelo Ghidini, eccellente naturalista autodidatta
e impagliatore di animali (il Museo cantonale di storia
naturale a Lugano conserva numerosi suoi esemplari).
Dalle pagine del Bollettino egli svolge un importante
ruolo di divulgatore scientifico, è infatti autore
di oltre la metà della trentina di articoli di
zoologia apparsi tra il 1903 e il 1915. La morte prematura
di Ghidini lascia un vuoto, che solo nel 1923-26 è
colmato da sei articoli firmati dall’entomologo
Pietro Fontana. Autodidatta, impiegato postale a tempo
pieno, Fontana dedica tutto il tempo libero alle sue
ricerche “rubando il minuto all’ora”,
come lui stesso dice. La sua collezione di insetti,
circa 30’000 coleotteri, è tuttora conservata
al Museo di storia naturale a Lugano.
Per la prima volta arricchisce gli elenchi di specie
di annotazioni personali sul comportamento o sull’ambiente
occupato dalle singole specie. Per esempio descrivere
il comportamento di una coccinella (Subcoccinella
24-punctata) annota: “Si tratta del solo
genere vegetariano, tutte le altre coccinelle sono utilissime,
divorando in gran numero i pidocchi delle piante...”;
oppure riferendosi a Thanathophilus thoracica:
“… un esemplare, 21-7-1095, Generoso,
succhiava gli ultimi avanzi di una pelle di rospo ...”;
oppure di Liodes cinnamomea: “... Divora
i tartufi. Ricevuti poi replicatamente da un signore
di Chiasso da me pregato di portarmi i tartufi bucherrellati
e che contenevano questi insetti...”. Sebbene
in quel periodo non si usi descrivere i metodi di indagine,
Fontana è molto scrupoloso nel fornire dettagli
importanti delle sue raccolte.
Conoscere per proteggere: il confronto con la complessità
In un secolo di ricerca faunistica anche gli strumenti
istituzionali a disposizione dei ricercatori hanno subito
grossi cambiamenti. Nell’ultimo decennio del Novecento
si consolidano gli strumenti giuridici nell’ambito
della protezione della natura. Viene istituito l’Ufficio
cantonale per la protezione della natura e nascono uffici
privati di consulenza ambientale in cui operano biologi
professionisti. La necessità di proteggere incrementa
lo sforzo per migliorare la conoscenza del territorio.
Questa evoluzione si riflette anche sul Bollettino con
l’apparizione di articoli a carattere eco-faunistico.
Non è quindi un caso se più di un quarto
dei contributi inerenti la fauna apparsi in 100 anni
è stato pubblicato negli ultimi 10 anni e se
la maggior parte si riallaccia a temi legati alla protezione
della natura. Tra questi lavori citiamo due importanti
opere: Studio naturalistico del fondovalle valmaggese
(1993) e Prati magri tra passato e futuro (1995).
Si tratta di ricerche interdisciplinari tra zoologia,
botanica, agricoltura, climatologia, ecc. Sono indagini
che cercano di fornire un quadro e una valutazione complessivi,
piuttosto che settoriali e slegati, come era stato finora.
Appare perciò logico che questi lavori siano
realizzati a più mani, nel segno della collaborazione
tra specialisti di discipline diverse. Nell’ultimo
decennio gli articoli firmati da due o più autori
sono addirittura più della metà, mentre
prima del 1980 si aveva solitamente un unico autore.
Nuove esigenze: l’applicazione delle conoscenze
L’interesse sempre maggiore per gli aspetti
naturalistici del territorio, la necessità di
definire il valore ecologico degli ambienti, affiancati
dalle maggiori occasioni di studio, portano l’attenzione
dei professionisti anche su gruppi di animali finora
poco considerati. Viene così favorito lo studio
degli invertebrati, ai quali ora si riconosce un importante
ruolo di bioindicatori al pari della vegetazione.
Anche i sistemi di ricerca evolvono rapidamente. Cresce
l’impegno nella descrizione e standardizzazione
del metodo d’indagine, per garantire una lettura
più trasparente dei risultati e poter ripetere
le stesse indagini in futuro. Aspetto quest’ultimo
di particolare importanza per la realizzazione di controlli
sull’efficacia delle misure di protezione introdotte.
I censimenti di animali diventano più raffinati
e “oggettivi” per ottenere materiale adatto
all’analisi statistica eseguita al computer, strumento
che permette ora di trattare una grande quantità
di dati offrendo nuove possibilità di analisi.
E così, dagli anni Ottanta, anche la struttura
e il linguaggio degli articoli diventano più
tecnici e impersonali. Nel 1982 vengono date per la
prima volta le Direttive per gli autori, necessarie
al pari della rilettura critica degli articoli per dare
un taglio più scientifico al Bollettino.
I contributi faunistici propongono in modo sempre
più costante consigli destinati alla pratica.
Tra gli esempi più recenti citiamo l’articolo
Inventario odonatologico delle zone umide planiziali
del Cantone Ticino (Svizzera) e basi per un programma
d’azione cantonale (2002). Questo lavoro
permette di definire, per la prima volta in Ticino,
le specie di libellule con priorità di protezione
a livello regionale e di individuare ambienti e settori
importanti per la conservazione di questi insetti. Oppure
il significativo articolo Verifica degli interventi
di gestione dei prati magri del Monte San Giorgio (2001),
che fornisce indicazioni pratiche per migliorare la
gestione delle aree interessate. Questo studio è
stato realizzato integrando ben tre gruppi faunistici:
ragni, farfalle e cavallette, accanto agli aspetti floristici.
Va infine segnalata la comparsa nelle pagine del Bollettino
di nuove discipline, quali la genetica e la microbiologia,
che propongono l’applicazione dei loro metodi
di analisi e intervento anche nel campo della zoologia.
Per esempio la genetica nello studio della classificazione
animale, oppure la microbiologia nel controllo biologico
di popolazioni di zanzare sul Piano di Magadino.
Il livello attuale delle conoscenze sulla fauna ticinese
è stato però raggiunto anche grazie a
ricerche pubblicate in altre riviste o opere scientifiche.
Inoltre, lo studio della fauna che popola il nostro
territorio non si esaurisce certo in 100 anni: molto
resta ancora da scoprire e da chiarire per meglio proteggere
e conservare la natura. |