La frana al Motto di Arbino e la formazione del lago
d'Orbello
Il lago d'Orbello è il lago naturale di formazione
più recente in Svizzera.
Nel 1928 la frana del Motto d'Arbino ha ostruito la
Valle d'Arbedo e impedito il fluire della Traversagna,
la fotografia dell'epoca riprende l'inizio della formazione
del Lago.
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| Figura 1 - Ostruzione
della Valle e inizio della formazione del lago d'Orbello
(foto del 1928, proprietà Mario Bolgiani) |
Ripercorriamo questo evento naturale mediante gli articoli
apparsi su diversi numeri del Bollettino della Società
ticinese di Scienze naturali (STSN) prima e dopo lo
scoscendimento. In questi contributi abbiamo potuto
reperire elementi scientifici molto importanti pubblicati
durante l'avvenimento. Inoltre per noi si tratta di
ritornare su un nostro lavoro peritale effettuato sul
Lago d'Orbello per mandato della Società di pesca
"La Bellinzonese" negli anni 1980/85.
La STSN è sempre stata molto attenta ai cambiamenti
sul territorio e puntualmente ne ha segnalato le diverse
modificazioni. In questa "cultura del territorio",
dimostrata sull'arco dei suoi cento anni di vita, ha
documentato uno degli eventi che hanno cambiato il paesaggio
ticinese: la frana del Sasso Marcio che ha portato,
nel 1928, alla formazione del Lago d'Orbello.
Già nel 1925 il bollettino della Società
riporta "uno dei primi pubblici richiami"
alla minaccia dello smottamento.
In un nostro recente contributo sul Bollettino del
centenario della STSN abbiamo diffusamente riferito
sulla cronistoria dello scoscendimento attingendo alle
pubblicazioni apparse tra il 1925 ed il 1929, ed all'eccezionale
documentazione fotografica di proprietà della
famiglia Mario Bolgiani di Arbedo, di cui riproponiamo
nella figura 1 l'ostruzione della Valle.
Mario Jäggli (1880-1959), socio fondatore della
STSN nel 1903 e suo presidente all'epoca dello scoscendimento,
informò compiutamente la Società descrivendo
l'evoluzione dell'evento. Nei suoi articoli scientifici
sono contenute le osservazioni dei primi movimenti geologici
che precedettero lo smottamento causa della formazione
del Lago. (Tab.1).
Tab. 1 - Misurazioni sui movimenti della montagna
tra il 1888 e il 1924 (da Jäggli, 1925)
| Periodo |
Spostamento verticale (cm/anno) |
Spostamento orizzontale (cm/anno) |
| 1888-1902 |
4,1 |
2,9 |
| 1902-1919 |
6,9 |
4,9 |
| 1919-1924 |
12,2 |
9,6 |
Dalla lettura dei bollettini traspare come lo Jäggli
fosse cosciente di trovarsi di fronte ad un evento di
portata storica. Nel suo contributo del 1925 egli così
si esprimeva: "Un fenomeno geologico che merita
di essere seguito colla massima attenzione e che potrebbe
destare qualche inquietudine se mantenesse, nel suo
andamento, l'attuale ritmo progressivo".
" Come noto, il deprecato cataclisma si produsse,
quasi improvvisamente, nel pomeriggio del due ottobre"
G. Gemnetti, membro del Comitato della Società
così illustra l'avvenimento: "E il due
ottobre, alle 8,45 di mattina, il dirupo di Sasso Marcio
si accasciava, in parte, su se stesso e nel pomeriggio,
alle 3 e 25, con immenso fragore, udito a parecchi chilometri
di distanza, tutto il versante fra val Taglio e val
Pium si sfasciava e precipitava a valle in una immane
lavina di blocchi, di alberi, di cascine, avvolti in
una densa nube di polvere."
Viene pure riportato il racconto di un testimone oculare
dell'epoca, un operaio delle Officine delle FFS che
stava riparando un tetto: "Una visione spaventevole
si parò ai nostri occhi. Vedemmo il Sasso Marcio,
monte boscoso in parte, muoversi dalla cima alla base,
sgretolarsi, sfasciarsi e cadere con grande fragore.
Vedemmo i dossi laterali del monte stesso scendere,
sdrucciolare a grandi strati, con alberi isolati e anche
zone di bosco intere, per poi scomporsi in basso, e
mescolarsi col terriccio e coi macigni. Uno strano rombo
e scricchiolio di alberi e radici che si spaccavano,
accompagnava il terrificante spettacolo…"
Sin dalla sua formazione, il lago d'Orbello presenta
caratteristiche uniche per la Svizzera, come possiamo
desumere anche dalle informazioni contenute nel libro
di Filippo Bianconi "Laghi alpini del Ticino",
che così sintetizzano le caratteristiche del
corpo d'acqua: "esso è infatti un fuori-classe,
[…] ha caratteristiche del tutto diverse da quelle
degli altri laghetti, […] non appartiene già
più ai laghi alpini, si trova già nella
fascia insubrica, […] deve invece la genesi alla
frana del Motto d'Arbino dell'ottobre 1928 […]
la quale ha ostruito la Traversagna formando una diga
naturale, che fortunatamente ha resistito alla pressione
del lago…"
Dal punto di vista limnologico il lago si presenta
globalmente come un ecosistema equilibrato per le sue
caratteristiche fisico-chimiche, planctoniche ed ittiche.
L'unico elemento inusuale è rappresentato dalla
presenza invasiva di Elodea canadensis.
L'Elodea canadensis, specie di pianta acquatica
presente nel lago a partire dall'inizio degli anni '80,
è probabilmente stata portata inavvertitamente
tramite pesci d'esca provenienti da altri laghi subalpini
(Ceresio, Verbano) oppure tramite uccelli acquatici
di passaggio. La storia della sua diffusione risale
al secolo scorso e risulta interessante ripercorrerla
nelle tappe salienti. Essa appare in Irlanda nel 1836
e si insedia poi in Scozia e in tutta l'Inghilterra
nel 1842. In Francia è introdotta tramite il
Canale di Caen e raggiunge il Mezzogiorno della Francia
nel 1899. Invade pure: Belgio, Olanda, Germania, Svizzera,
Danimarca, Svezia, Russia e Ungheria.
Nel nostro paese è segnalata nel 1880 contemporaneamente
nel Lago Lemano e nel Lago di Zurigo dove in particolare
sorgono i dubbi che provenisse dal giardino botanico
della città. Del resto l'ipotesi che sia sfuggita
alla coltura di molti giardini botanici dell'Europa
centrale che l'avevano trapiantata, è ammessa
da più autori.
Nello stesso Lago di Zurigo un anno dopo la sua apparizione
proliferò creando grovigli così fitti
da ostacolare la navigazione dei battelli fino a riva.
Certamente per questi motivi si meritò il nome
di "Wasserpest". Sempre nelle acque del Lago
di Zurigo nel 1882 regredì spontaneamente.
Al Sud delle Alpi fa la sua apparizione per la prima
volta a fine Ottocento nel Lago di Garda, per poi invadere
progressivamente tutta la penisola italiana. Sul nostro
territorio è segnalata nel 1882 ne Lago di Lugano
e nel 1903 nel Lago Maggiore.
Attualmente considerata la nuova diffusione dell'Elodea
sarebbe auspicabile effettuare indagini approfondite
sullo stato attuale del Lago d'Orbello. In particolare
è risaputo che questa pianta predilige le acque
stagnanti ed ha una riproduzione rapida. La conoscenza
dei tempi di rinnovo dell'acqua nel bacino e di altre
dinamiche biologiche risulterebbe molto utile alla preservazione
del lago più giovane della Svizzera, la cui formazione
è stata così ben documentata dalla nostra
Società.
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