Barriere coralline in Ticino ?
Verso la metà del '900, fu chiarito come la
crosta terrestre sia suddivisa attualmente in otto zolle
principali e una dozzina di dimensioni minori. Le zolle
si muovono l’una rispetto all’altra: dove
si allontanano è prodotta nuova crosta oceanica
mentre in altri punti esse si scontrano o sprofondano
l’una sotto l’altra. Gli spostamenti delle
placche sono estremamente lenti, pochi centimetri l’anno,
ma se si considerano tempi di milioni di anni, questi
spostamenti raggiungono diverse decine di migliaia di
chilometri (Bollettino, n° 73, 1985, La
geologia del Sottoceneri come esemplificazione della
deriva dei continenti).
Le rocce, che costituiscono il Ticino, si formarono
in luoghi anche molto distanti e in tempi molto diversi.
Gli gneiss della zona del Monte Ceneri, formatisi più
di 350 milioni di anni fa, sono fra le rocce più
antiche del Ticino.
Il carbone ticinese
All’inizio del Carbonifero (345-280 milioni
di anni fa) le terre emerse erano suddivise in due grossi
continenti, a nord il Laurasia, a sud il Godwana, il
Ticino si trovava nella fascia settentrionale del Godwana
nella zona tropicale, il clima caldo e umido favorì
lo sviluppo di estese foreste costituite soprattutto
da felci arboree, licopodi giganti e equiseti, da esse
si originarono i giacimenti di carbone. Interessanti
fossili del Carbonifero sono stati trovati a Manno e
a Cimadera.
Durante il periodo seguente, il Permiano (280-225
milioni di anni fa), tutti i continenti erano riuniti
in unico blocco chiamato Pangéa, originatosi
dallo scontro fra il Godwana e il Laurasia, il Ticino
venne a trovarsi in una zona tropicale calda e secca
e fu sottoposto a un’intesa attività vulcanica
le cui tracce, sottoforma di tufi, porfiriti e porfidi
sono visibili sull’Arbostora, a Maroggia e alla
base del Monte San Giorgio (Bollettino, n°
18, 1923, La geologia della penisola del S.Salvatore).
Nascita del mare Tetide
Durante il Triassico (225-190 milioni di anni fa),
il Pangea iniziò a dividersi: tra il futuro continente
africano e il futuro continente europeo, si formò,
ad oriente, un ampio bacino occupato da un mare chiamato
Tetide che continuerà ad espandersi verso ovest
anche nel periodo successivo, il Giurassico (190-136
milioni di anni fa).
 |
 |
Sezione sottile
di aculei di riccio di mare, a sinistra di esemplari
attuali, a destra di fossili del Triassico rinvenuti
nelle rocce metamorfiche del Passo del Campolungo.
(Fonte: Bollettino STSN, n° 58, 1965) |
Nella parte centrale di questo bacino sedimentarono
le rocce che diedero origine alle Alpi. Questi sedimenti,
per lo più di mare aperto, furono caratterizzati
fin dalla loro formazione, da una scarsa presenza di
fossili. Il metamorfismo alpino modificò e distrusse
buona parte di questi già scarsi fossili, ciò
nonostante, al Campolungo, fu possibile rinvenire numerosi
resti di ricci e di gigli di mare (Bollettino,
n° 58, 1965, Resti fossili di echinodermi nelle
rocce mesozoiche metamorfiche della regione del Campolungo).
A sud della Tetide, si formò un’ampia
laguna separata dal mare aperto da una barriera corallina,
oggi riconoscibile nelle dolomie del San Salvatore e
del Monte di Caslano, in questa laguna caratterizzata
da acque calde, poco profonde e ricche di vita si depositarono
sedimenti diversi, dolomie, scisti e calcari. Questi
giacimenti, che hanno raggiunto localmente uno spessore
di oltre mille metri, sono molto diversificati, dato
che le condizioni di sedimentazione mutarono spesso,
infatti, il mare avanzò e si ritirò più
volte.
A questo periodo risalgono i fossili del Monte S.Giorgio,
tali fossili di importanza scientifica straordinaria,
sono inclusi in scisti bituminosi, alternati a strati
di dolomia e di tufo vulcanico. Nel 1924, Bernhard Peyer,
docente all’Università di Zurigo, coadiuvato
ben presto da Emilio Kuhn-Schnyder, allora giovane studente,
iniziò una campagna di estrazione e di studio
dei fossili del S.Giorgio. Nel 1963, Emilio Kuhn-Schnyder,
diventato pure lui docente all’Università
di Zurigo, pubblica sull’Archivio Storico Ticinese
uno studio riassuntivo e divulgativo dedicato a questi
scavi oramai pluridecennali (Bollettino, n°
57, 1964, I sauri del Monte San Giorgio di Emilio Kuhn-Schnyder).
 |
L’unico
rettile esclusivamente terrestre rinvenuto sul S.Giorgio,
Ticinosuchus ferox, può essere considerato
un lontano antenato dei dinosauri.
(Fonte: “Introduzione al paesaggio naturale
del Cantone Ticino” Museo cantonale di
storia naturale, vol.1, 1990) |
La ricchissima fauna fossile del S.Giorgio è
in gran parte di carattere marino: accanto a rettili
per lo più anfibi, sono state rinvenute numerose
specie di ittiosauri, si tratta di rettili perfettamente
adattati alla vita acquatica, oggi completamente estinti.
Non mancano né pesci né molluschi, tra
cui 44 diverse specie di ammoniti, molluschi preistorici
della classe dei cefalopodi, molto utili per la datazione
delle rocce sedimentarie che li includono.
Il 2 luglio 2003, il Monte S.Giorgio, grazie alla
presenza nella regione di reperti paleontologici di
eccezionale valore, è stato inserito nella lista
del Patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Massima espansione della Tetide
Nel Giurassico (190-136 milioni di anni fa), continuò
la disgregazione del supercontinente Pangea e iniziò
a formarsi l’oceano Atlantico, mentre al centro
del mare Tetide si formò nuova crosta oceanica
ed esso raggiunse così la sua estensione massima.
 |
Abitanti del mare tropicale
che diede origine durante il Giurassico a parte
dei sedimenti di Arzo e delle Gole della Breggia.
(Fonte: “Introduzione al paesaggio naturale
del Cantone Ticino” Museo cantonale di
storia naturale, vol.1, 1990) |
Le future alpi meridionali vennero a trovarsi sul
lato africano della Tetide, su un microcontinente chiamato
Adria. Il clima caldo favorì lo sviluppo di comunità
marine ricche di specie, i cui fossili sono stati rinvenuti
in varie località del Mendrisiotto: Arzo, Besazio,
le gole della Breggia, …, inoltre le differenti
condizioni di sedimentazione permisero la formazione
di rocce molto variate, straordinariamente rappresentate
nelle formazioni delle Gole della Breggia, dove il fiume,
grazie al suo potere erosivo, ha messo in mostra sedimenti
che si estendono quasi ininterrottamente per circa 100
milioni di anni. La varietà dei fossili, qui
ritrovati, è elevata, si tratta per lo più
di un centinaio di specie di ammoniti, di pesci, di
ricci di mare, di vegetali, di microfossili di radiolari
e di microrganismi dal guscio calcareo e di impronte
di invertebrati.
Formazione delle Alpi
Nel Cretacico (136-65 milioni di anni fa), iniziò
una lenta chiusura del bacino della Tetide, provocata
da uno spostamento verso nord della zolla africana.
In 100 milioni di anni, la distanza fra Eurasia e Africa
diminuì di oltre 600 km. Africa e Europa finirono
con lo scontrarsi e tale scontro originò le catene
montuose di età alpina e contemporaneamente metamorfizzò
più o meno profondamente i sedimenti del Sopraceneri,
dando i molto diffusi gneiss, i marmi ad esempio di
Peccia e di Castione, gli scisti di vario tipo,…
 |
La vita nel
caldo mare pliocenico di Novazzano e Balerna.
(Fonte: “Introduzione al paesaggio naturale
del Cantone Ticino” Museo cantonale di
storia naturale, vol.1, 1990) |
Nel terziario (65-2 milioni di anni fa), continuò
l’orogenesi alpina, accompagnata da una notevole
erosione. Circa 7 milioni di anni fa, il mare tornò
per un’ultima volta a bagnare le parti più
meridionali del Ticino, nell’area Novazzano-Balerna
si depositarono delle argille contenenti una ricca fauna
marina e numerosi vegetali fossili (Bollettino,
n° 79, 1991, I foraminiferi pliocenici di Castel
di Sotto e I molluschi pliocenici di Pontegana). |