Il bacillo della tubercolosi1:
storia, attualità ed igiene del territorio
La situazione ticinese all’inizio del novecento
All’inizio del novecento un decesso su quattro
era, nella nostra regione, imputabile alla tubercolosi.
Si capisce perciò quanta paura incutesse questa
malattia e che preoccupazioni destasse nella popolazione.
Purtroppo, fino alla metà del secolo scorso,
non esistevano ancora gli antibiotici per combattere
il “mal sottile” o “tisi” e
gli ammalati dovevano soggiornare per lunghissimi periodi
in strutture ospedaliere dedicate alla cura di questa
malattia: i sanatori. In Ticino, terra considerata favorevole
al trattamento dei malati tubercolotici grazie al suo
clima mite ed alle ore di sole di cui beneficia, esistevano
tre sanatori: ad Agra, Ambrì Piotta e Medoscio.
I cittadini residenti vicino ad uno dei sanatori ticinesi
si preoccuparono della possibilità che il bacillo
della tubercolosi o TBC potesse sfuggire dalle mura
del sanatorio e diffondersi sul territorio comunale.
Per questo motivo richiesero uno studio da parte dell’allora
direttore dell’Istituto Cantonale di Igiene, il
Dottor Verda, che pubblicò poi nel 1919 i risultati
delle ricerche condotte con un collega sul bollettino
della Società Ticinese di Scienze Naturali. Verda
motivò la sua indagine scrivendo: “In seguito
ai lamenti pervenutici dagli abitanti di un comune situato
ai piedi di una collina, sulla quale esiste un Sanatorio
per la cura della tubercolosi, abbiamo dovuto occuparci
di esaminare l’influenza che, dal punto di vista
igienico, una tale struttura poteva esercitare con le
sue acque di rifiuto sul comune in questione. Il timore
principale della popolazione era che le acque di rifiuto
del Sanatorio potessero inquinare...le acque potabili...”.
L’igiene del territorio e le procedure d’analisi
Il bacillo di Koch viene trasmesso essenzialmente per
via aerea tramite particelle generate quando un paziente
con una tubercolosi polmonare tossisce. Le particelle
devono essere molto piccole in modo da poter raggiungere
gli alveoli polmonari. Un paziente con una tubercolosi
aperta e non curato adeguatamente può contaminare
in media tre persone della sua cerchia sociale. I moderni
sistemi di ventilazione possono aiutare la diffusione
del germe. Ad esempio, è noto il caso recente
di trasmissione della tubercolosi da un paziente a diverse
altre persone durante un viaggio intercontinentale in
aereo. In questo contesto si pensi inoltre al panico
attuale generato dalla SARS (sindrome acuta respiratoria
severa).
Già allora era risaputo che i pazienti tubercolotici
potevano espellere bacilli di Koch tramite le feci.
A quei tempi le stazioni di depurazione e le canalizzazioni
collettrici non esistevano ancora e Verda segnalava
che “...le acque di rifiuto sono condotte, dopo
di aver soggiornato in una fossa di putrefazione o chiarificazione
(Emscherbrunnen), sui campi sottostanti ancora proprietà
del Sanatorio per irrigazione e concimazione degli ortaggi”.
L’uso delle acque luride per l’irrigazione
e la concimazione dei raccolti era una pratica corrente
da almeno 200 anni, ma nel periodo in cui l’articolo
fu pubblicato, a mano a mano che le scienze inerenti
la microbiologia progredivano ed i concetti di igiene
e di salute pubblica si sviluppavano, le preoccupazioni
concernenti la possibile trasmissione di malattie tramite
acque contaminate aumentavano. Tali preoccupazioni restano
estremamente attuali; in pubblicazioni e trattati odierni
la sopravvivenza e la velocità di scomparsa di
batteri, virus e parassiti nell’acqua e nel suolo
vengono studiate per la gestione ottimale delle stazioni
di depurazione, per l’eventuale uso agricolo dei
fanghi che ne derivano, per la protezione delle acque
di falda o per i processi di potabilizzazione dell’acqua.
In questi giorni ci è nota "l'emergenza
acqua" generata dalla guerra in Iraq; l'acqua contaminata
da germi patogeni è veicolo di malattie e solo
un'assistenza idrica efficiente potrà evitare
l'insorgere di epidemie.
Verda segnalava “Difatti i germi virulenti trasportati
nei campi di irrigazione, possono facilmente arrivare
alla dissecazione, e quindi essere trasportati dal vento
ad inquinare l’atmosfera dei comuni circonvicini...”.
La prima preoccupazione fu quindi di verificare la presenza
di bacilli della TBC nelle acque utilizzate per l’irrigazione
dei campi. I Micobatteri, di cui il bacillo di Koch
fa parte, sono identificabili al microscopio grazie
ad una colorazione specifica che sfrutta le caratteristiche
particolari della loro parete. Gli autori furono così
in grado di osservare la presenza di “bacilli
acidoresistenti, aventi i caratteri microscopici del
bacillo di Koch” nel sedimento mucillaginoso dell’acqua
all’uscita dalla fossa. Non ancora soddisfatti
del reperimento di tali bacilli nella fossa settica
del Sanatorio, vollero anche verificare la capacità
infettiva dei bacilli tramite inoculazione a delle cavie
per confermare l’esattezza della loro osservazione.
Tale procedura, in uso anche all’Istituto Cantonale
di Microbiologia fino alla metà degli anni ’80
che disponeva di uno stabulario per le cavie costruito
appositamente per questo tipo di analisi, era accettata
come criterio finale della patogenicità di un
bacillo acido-resistente. Al giorno d’oggi, la
diagnostica si basa prevalentemente su tecniche molecolari,
molto più rapide e specifiche, affiancate da
metodi colturali più lunghi che permettono però
di saggiare la sensibilità del microrganismo
agli antibiotici utilizzati nel trattamento.
Dopo aver confermato la presenza ed il potenziale patogeno
dei bacilli della tubercolosi gli autori poterono “...affermare
che le acque di rifiuto esaminate presentino un reale
pericolo d’inquinamento dell’aria.”
Oggi sappiamo che Mycobacterium tuberculosis
può rimanere vitale per molte settimane anche
in materiali essiccati. Le preoccupazioni sollevate
non erano quindi ingiustificate.
L’attualità del “mal sottile”
Dopo aver raggiunto negli anni ’80 un minimo
storico nel numero di nuovi casi di tubercolosi segnalati
nei paesi industrializzati, si è purtroppo constatato
una ripresa dell’incidenza di questa malattia.
Dal 1978 ad ora, l’Istituto Cantonale di Microbiologia
diagnostica in media 45 nuovi casi all’anno. Secondo
le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità
(OMS) i nuovi casi nel 1999 furono, sul piano internazionale,
8,4 milioni e, sempre secondo le previsioni dell’OMS
si prevede di oltrepassare fra un paio d’anni
i 10 milioni di casi nel mondo. La tubercolosi rappresenta
quindi ancora oggi una malattia in espansione che deve
continuare a preoccupare, soprattutto vista l'apparizione
di ceppi di M. tuberculosis resistenti agli
antibiotici. |