Quando il Mediterraneo arriva a ridosso delle Alpi
Il cisto bianco, una specie tra Mediterraneo e Alpi
Il Cistus salvifolius L. (denominato volgarmente
cisto bianco, cisto a foglie di salvia, cisto femmina,
scornabecco o brentina) è un piccolo arbusto
di 30-80 cm presente in tutta la fascia costiera del
mediterraneo, specialmente nella parte occidentale dove
si spinge anche sulle coste francesi dell’Atlantico
fino al 47° parallelo. In quest’area il cisto
rappresenta una specie tipica della macchia mediterranea,
una formazione vegetale a carattere prevalentemente
arbustivo, dove il Cistus salvifolius è
spesso associato ad altri cespugli sempreverdi come
l’erica, il corbezzolo, il ginepro, il pistacchio
e altre specie del genere Cistus. In ambienti
a maggiore copertura arborea la specie tende invece
a occupare le radure e gli spazi lasciati liberi dalla
vegetazione più alta. Pur essendo una tipica
specie mediterranea, il cisto mostra una certa elasticità
per le esigenze climatiche, tanto da riuscire a penetrare
sino alle pendici meridionali delle Alpi, dove sopravvive
in coincidenza di condizioni stazionali particolari
e con microclima favorevole. Il Canton Ticino rappresenta
il limite settentrionale di distribuzione della specie
nel bacino mediterraneo.
Un interessante caso da studiare
Le prime segnalazioni del cisto in Ticino risalgono
al XVIII secolo, ma solo nel XX la specie è stata
oggetto di studi approfonditi. Dalla lettura dei Bollettini
della Società ticinese di scienze naturali scopriamo
che nel 1932 Hermann Christ, famoso botanico basilese
e socio onorario della Società nel 1911, racconta
con meraviglia della coesistenza nel Locarnese di una
specie tipicamente mediterranea – il C. salvifolius
appunto – e di elementi della flora alpina come
la rosa delle Alpi (Rhododendron ferrugineum).
Negli anni Settanta il Bollettino ospita due ampi contributi
sulla diffusione e l’ecologia del cisto nella
zona insubrica. In questi articoli, firmati da quattro
ricercatori del Parco Botanico delle Isole di Brissago
(O. Tramèr, P. Ammann, C. Franscella ed E. Frey),
vengono riportati i risultati di una ricerca in cui
le popolazioni di cisto bianco del Locarnese sono confrontate
con quelle tipiche dell’area mediterranea (Sardegna
e Costa Ligure). A queste pubblicazioni si aggiunge,
nel 1995, un aggiornamento sull’area di diffusione
del cisto in Canton Ticino effettuato da Ivo Ceschi
all’inizio degli anni Novanta. Sarà questo
l’ultimo contributo in ordine cronologico dedicato
alla specie, anche se altri studi di approfondimento
sono stati nel frattempo effettuati sotto forma di lavori
di diploma.
Cosa sappiamo del cisto ticinese?
Da questi studi si desume come la distribuzione geografica
di C. salvifolius in Canton Ticino comprenda
due aree geograficamente distinte: la zona del Locarnese
e una piccola area sul Motto Bruciato, sopra Pollegio-Pasquerio,
che costituisce il punto più settentrionale dell’areale
alpino. Le stazioni ideali per questa specie sono costituite
dagli affioramenti rocciosi esposti a meridione, caratterizzati
quindi da ottimali condizioni di insolazione, suoli
acidi e poco evoluti e mancanza di competizione con
la vegetazione arborea ed arbustiva. Nelle zone a bassa
quota, in prossimità del Lago, il cisto risulta
più tollerante a condizioni meno favorevoli,
quali l’ombra e l’esposizione non ottimale.
Ciò è essenzialmente dovuto alla vicinanza
con il bacino lacustre, che influenza la temperatura
attenuando in particolare i valori estremi invernali.
Il limite altitudinale della specie nella nostra regione
si trova tra i 700 e gli 800 m s.l.m.
La distribuzione di questo arbusto subisce cambiamenti
continui. Non appena si verificano eventi in grado di
eliminare la vegetazione concorrente e di stimolare
lo sviluppo della specie, questa tende a espandersi.
Ciò accade per esempio dopo estreme siccità
estive, dopo interventi di taglio, manutenzione dei
sentieri e anche dopo un incendio. Il cisto è
infatti considerata una specie pirofita, vale a dire
favorita dagli incendi: da una parte approfitta dell’eliminazione
della vegetazione concorrente, dall’altra il fuoco
stimola la produzione di polloni radicali e la massiccia
germinazione dei semi, proprietà quest’ultima
che alle nostre latitudini è presente solo in
questa specie. Con lo sviluppo della vegetazione concorrente,
la distribuzione del cisto tende a ridursi rapidamente.
In generale negli ultimi anni si è assistito
ad una contrazione e frammentazione dell’areale,
dovuta probabilmente ad una riduzione degli interventi
selvicolturali, all’avanzamento del bosco e alla
diminuzione dell’area bruciata, tendenza quest’ultima
per altri versi senza dubbio positiva. Questa continua
riduzione dell’areale ha determinato l’inserimento
della specie (con il grado di “vulnerabile”)
nella Lista Rossa delle piante svizzere protette, sottolineando
la necessità di sviluppare strategie ed interventi
di conservazione.
Le questioni aperte
Malgrado i numerosi studi già effettuati, molti
interrogativi sulla presenza di Cistus salvifolius
in Canton Ticino sono ancora aperti. Dibattuta è
per esempio la questione della sua comparsa: esclusa
l’ipotesi che tali stazioni costituiscano dei
rimasugli risalenti a fasi climatiche favorevoli durante
l’ultima glaciazione, le opinioni si dividono
allorché si affronta il tema dell’immigrazione
post-glaciale della specie: in quale periodo è
avvenuta? Si è trattato di un fenomeno spontaneo
o dovuto all’attività dell’uomo?
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