Gli albori della protezione delle acque nel Canton
Ticino
Conferenza all’Assemblea
della STSN tenuta a Lugano il 26 maggio 1961
Se ritornasse al mondo il grande Talete di Mileto,
il quale 2600 anni or sono proclamava essere l’acqua
l’origine divina di ogni cosa, dovrebbe lamentare
con quale e quanta insensibilità l’uomo
moderno scialacqui e rovini questa preziosa materia
prima.
Purtroppo in ogni momento del suo imponente ciclo
naturale, dall’atmosfera agli oceani, l’acqua,
insostituibile premessa di vita, è oggi più
che mai minacciata e colpita dagli interventi sconsiderati
delle attività umane, sotto forma di un generale
inquinamento con acque luride e sostanze tossiche di
ogni genere e provenienza.
Valori naturali minacciati!
Numerosi sono i motivi di ordine igienico, estetico,
piscicolo, turistico ed economico che richiedono urgenti
e radicali provvedimenti di salvaguardia e di risanamento
del prezioso patrimonio idrico del nostro Paese.
Dal punto di vista igienico e della salute pubblica,
preoccupa il fatto che le acque dei laghi e dei fiumi
sono insudiciate al punto da renderle pericolose per
la sana pratica dei bagni, e da far prevedere le drastiche
misure dei divieti di balneazione, con gravi ripercussioni
sull’immagine turistica del Ticino. Ma le acque
possono anche venir alterate in modo da renderle inutilizzabili
per sopperire (dopo adeguati trattamenti di potabilizzazione)
al sempre crescente fabbisogno di acqua potabile di
importanti acquedotti.
Anche la pescosità delle acque è largamente
compromessa, minacciando la fonte di guadagno dei pescatori
professionisti e di sano svago dei numerosissimi pescatori
dilettanti. I pesci, soprattutto quelli pregiati, sono
infatti molto sensibili alle alterazioni delle acque,
ed in particolare alla carenza di ossigeno, causate
dallo scarico di acque luride e industriali, che provocano
quelle morie di pesci che sono all’ordine del
giorno in diversi nostri fiumi.
Le nostre bellezze paesaggistiche vengono deturpate
dalle superfici dei laghi insudiciate da ogni sorta
di immondizie in essi scaricate o convogliate dai corsi
d’acqua, le cui rive sono il ricettacolo di ogni
bruttura tali depositi abusivi evidenziano anche un
inveterato malcostume.
Scienze provvidenziali: idrobiologia e limnologia
Dal punto di vista scientifico naturalistico, siamo
grati a questi rami delle scienze naturali, che ci permettono
di indagare e capire i fenomeni di alterazione, che
le acque residuali ed i rifiuti di ogni genere causano
alle acque aperte ed in particolar modo alle acque dei
laghi, provocando il progressivo degrado del loro equilibrio
ecobiologico.
Tra le molte sostanze dannose, è stato evidenziato
in particolar modo l’importante ruolo che esplicano
i fosfati ed i nitrati presenti nelle acque residuali,
i quali, con una vera e propria azione concimante, causano
la cosiddetta eutrofizzazione, ossia l’eccessivo
sviluppo di alghe e piante acquatiche, le quali, alla
fine del periodo vegetativo, precipitano in massa verso
gli strati profondi, dove, decomponendosi, sottraggono
l’ossigeno alla vita dei pesci.
L’allarme: l’alga rossa nel Ceresio!
Il male dell’eutrofizzazione ha colpito quasi
tutti i laghi svizzeri e, purtroppo, anche il Ceresio,
nel quale, a partire dall’autunno del 1954 ed
in misura imponente nell’autunno del 1958 e nella
primavera del i 1959 si è manifestato un diffuso
arrossamento delle acque e l’affioramento di vaste
chiazze dal colore delle vinacce. All’esame microscopico
il fenomeno è risultato dovuto all’alga
Oscillatoria rubescens, già tristemente
nota come “alga rossa”, indice di profonda
alterazione delle acque. Tale fenomeno ha finalmente
fatto capire, anche ai più scettici, che il male
andava colpito all’origine, con un radicale intervento
sotto forma di depurazione delle acque delle fognature
scaricate nei laghi e nei fiumi.
L’imperativo categorico: depurare le acque residuali!
La depurazione delle acque residuali è un insieme
di raffinati trattamenti fisici, biologici e chimici,
che imitano in gran parte i processi naturali di autodepurazione
delle acque. Tali trattamenti avvengono in speciali
stazioni di depurazione. In Svizzera, grazie alla ricerca
scientifica condotta negli scorsi decenni dal prestigioso
Istituto per le acque e la depurazione delle acque residuali
(EAWAG), creato negli anni trenta presso il Politecnico
federale di Zurigo, è stato possibile affrontare
il problema delle depurazioni su basi scientifiche e
tecniche d’avanguardia.
Che cosa si è fatto in Ticino?
In Ticino si è dovuto recuperare il tempo perso
in anni di inerzia.
Il Dipartimento delle Opere sociali ha creato, presso
il Laboratorio cantonale d’igiene e chimica, una
speciale Sezione per la protezione delle acque. Si è
allestito un programma di prima urgenza, che prevede
il risanamento della situazione con la realizzazione
di stazioni consortili di depurazione.
Sono stati cosi costituiti i consorzi di: Chiasso
e dintorni (7 Comuni con 25’000 abitanti), Mendrisio
e bacino del Laveggio (7 Comuni con 20’000 abitanti),
Lugano e dintorni (10 Comuni con 65’000 abitanti),
laghetto di Muzzano (5 Comuni con 5’000 abitanti),
Locarno e dintorni (9 Comuni e 40’000 abitanti).
Altri sono previsti.
La realizzazione degli impianti si urta tuttavia a
grandi difficoltà di ordine finanziario, essendo
insufficienti i sussidi federali. Il Ticino dovrà
quindi bastare a sé stesso, e la nostra generazione
dovrà fare uno sforzo considerevole, sobbarcandosi
considerevoli oneri finanziari, che essa non dovrà
addossare alle generazioni future: ne vanno di mezzo
la nostra immagine e la nostra credibilità! |